L’interruzione volontaria di gravidanza nella Costituzione francese / Consigli di lettura

Il 4 marzo 2024 la Francia è divenuta il primo Paese al mondo a introdurre il richiamo all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) nella propria Costituzione.

La loi détermine les conditions dans lesquelles s’exerce la liberté garantie à la femme d’avoir recours à une interruption volontaire de grossesse

(La legge stabilisce le condizioni entro le quali si esercita la libertà garantita della donna di avere accesso all’IVG)

Il testo così redatto verrà inserito come emendamento al già esistente art. 34, al fine di porre un ostacolo definitivo a qualunque tentativo futuro di comprimere, ridurre o negare la libertà di autodeterminazione femminile nel campo dei diritti riproduttivi legati all’interruzione volontaria di gravidanza.

Il testo è stato approvato a gennaio presso l’Assemblée Nationale con una sorprendente maggioranza di 493 deputati contro 30, mentre al Sénat, il 4 marzo scorso, con 267 voti contro 50. Nella fase di approvazione conclusiva a camere riunite, sarebbero stati sufficienti 512 voti, ma i voti a favore sono risultati 780.

La collocazione costituzionale del riconoscimento di tale libertà implicherà la possibilità di ricorrere al giudice costituzionale sia direttamente, sia in caso di voto di una legge, sia in caso di una pregiudiziale di costituzionalità. Tale emendamento ha pertanto sì una valenza simbolica, ma non solo.

Si tratta di un momento storico sia per la storia giuridica del singolo Paese, sia per quella degli Stati occidentali in generale, specialmente in una fase storica caratterizzata dai tentativi politici e istituzionali di ridurre sempre maggiormente l’accessibilità e l’applicabilità dei diritti riproduttivi in capo alle donne.

Alcuni di consigli di lettura sul tema (oltre a quelli che potete trovare qui, in un post relativo alla scelta del Parlamento Europeo di proporre l’introduzione del diritto all’IVG nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE) riguardano senza dubbio Simone Veil, magistrata e politica francese. Veil, ricordata soprattutto come sopravvissuta all’Olocausto, prima Presidente donna del Parlamento Europeo e figura di spicco nella riconciliazione europea dopo il secondo conflitto mondiale, è anche stata la figura fondamentale non solo per la legalizzazione dell’IVG in Francia del 1975 (da lì il nome di Loi Veil – Legge Veil), ma anche per la regolamentazione della fecondazione assistita nel medesimo Paese.

S. Veil, Una vita, Fazi, 2010.

Per rimanere nell’ambito francese, ma spostarsi verso letture narrative, A. Ernaux, L’evento, L’orma, 2019 (Ernaux è stata premio Nobel alla letteratura nel 2022).

(Qui potete trovare un estratto della partecipazione di Ernaux al Salone del Libro di Torino nel 2017).

La riforma della bioetica in Francia, parte II. La crioconservazione dei gameti.

La riforma della loi de bioéthique (legge di bioetica in Francia, che ho introdotto qui) è intervenuta su diversi aspetti legati alle biotecnologie riproduttive. Oltre alla fecondazione assistita per coppie lesbiche e donne single, un altro aspetto innovativo riguarda la crioconservazione [1] dei gameti maschili (spermatozoi) e femminili (ovociti). Si tratta di una tecnica in grado di preservare a bassissime temperature le cellule riproduttive e gli embrioni umani, al fine di poterli impiegare o trasferire nell’utero della donna in un momento successivo a quello di prelievo o creazione.

Nella storia della medicina, il primo successo registrato a seguito della crioconservazione degli ovociti umani è stato registrati nel 1986, a seguito della nascita del primo bambino sano [2]. La tecnica era stata inizialmente pensata per ovviare ai casi nei quali la fertilità fosse minacciata da patologie (riproduttive, oncologiche, etc.) o traumi e, conseguentemente, molti Paesi ne hanno vincolato il ricorso esclusivamente a simili scenari di prevenzione. Così era in Francia fino a prima della riforma di quest’estate, a partire dalla quale, invece, sarà possibile per donne e uomini accedere alla crioconservazione preventiva dei gameti, in vista di un futuro progetto genitoriale, anche in assenza di un quadro clinicamente accertato che infici la fertilità presente o futura (autoconservation des gamètes).

L’opportunità della crioconservazione detta “sociale” o “volontaria” rileva maggiormente per le donne, in quanto gli ovociti sono per ogni donna determinati nella quantità sin dalla nascita, a differenza degli spermatozoi, che vengono prodotti durante tutta la vita fertile maschile. Perciò la crioconservazione risulta essenziale quando un progetto genitoriale, specialmente femminile, debba, o voglia, essere rimandato nel tempo.

Nell’epoca precedente alla riforma, in Francia era possibile richiedere la crioconservazione dei gameti solamente se fosse sorta una condizione clinica rischiosa per la fertilità (patologia oncologica, traumatica, etc.) o la donna si fosse sottoposta al prelievo degli ovociti per poi donarli [3].

Dal punto di vista dei costi, la riforma dell’agosto 2021 ha stabilito che la stimolazione e il prelievo di gameti (maschili e femminili) saranno a carico della Securité sociale (il sistema pubblico di tutela delle persone dai “rischi sociali”, difficilmente traducibile in italiano in breve), mentre la crioconservazione non potrà essere né rimborsata, né compensata da nessun soggetto terzo (come il datore di lavoro) affinché si possano evitare coercimenti o pressioni in questo senso (art. L. 2141-12).

L’autoconservation des gamètes, detta anche “fertility insurance” (assicurazione sulla fertilità), è un trattamento sanitario originariamente concepito al fine di prevenire l’annullamento della fertilità in alcuni casi limite. Solo nell’ultimo decennio ha visto prevalere la propria dimensione sociale, trasformandosi in un meccanismo di preservazione della fertilità per circostanze personali (mancanza di un partner durante l’età fertile), sociali (precariato lavorativo) ed economiche (disponibilità finanziarie limitate) che costituiscono impedimenti per una gravidanza nell’età fertile. La diffusione del trattamento è positiva se si considera come opportunità, specialmente per le donne, di assumere scelte riproduttive, con l’aiuto delle biotecnologie, anche a fronte di condizioni negative in ambito personale, economico o sociale.

Occorre però riflettere sul dubbio in merito a quale tipo di libertà riproduttiva si concretizzi grazie all’autoconservazione: è eticamente sostenibile il ricorso diffuso a trattamenti ormonali e prelievi ovocitari, pesanti sul piano fisico e psicologico, a fronte di condizioni macroeconomiche, specialmente legate alle politiche del lavoro e del welfare, sulle quali sarebbe, probabilmente, più urgente intervenire?[5]


[1] La crioconservazione è un termine che descrive la procedura in cui le cellule (spermatozoi, ovociti, embrioni) vengono immerse in una soluzione di sali e composti organici (crioprotettore) e portate a temperature molto basse, fino alla conservazione a –196°C in azoto liquido.

[2] Chen C., Pregnancy after human oocyte cryopreservation, in Lancet, 1986, 1(8486), pp. 884-886.

[3] Frydman R., Les principaux points de la bioéthique encadrant la PMA, in B. Bévière-Boyer, D. Dibie, A. Marais (sous direction de), La Bioéthique en débat: le début de la vie, Paris, 2019, 29-30.

[4] Penna T., Il dono di capacità riproduttiva: la PMA con dono di gameti e la GPA negli ordinamenti francese e italiano, Torino-Napoli, 2020, 174-181 (disponibile qui).