Il lutto perinatale… consigli di lettura per la prima (o successiva) sopravvivenza!

Fino al 24 dicembre del 2023, il tema del lutto perinatale costituiva per me uno dei tanti ambiti di ricerca teorica, quindi di lavoro, al quale mi ero affacciata occupandomi di diritti riproduttivi sia dal punto di vista giuridico, sia filosofico e scientifico.

Un’autentica guida per approcciarmi al vissuto delle persone erano stati i contenuti e i lavori realizzati dall’associazione CiaoLapo

CiaoLapo è una associazione non lucrativa fondata nel 2006 da Claudia Ravaldi, medico psichiatra e psicoterapeuta e Alfredo Vannacci, medico farmacologo. CiaoLapo presta sostegno psicologico e assistenza alle famiglie che affrontano la complessa e dolorosa esperienza della morte di un bambino durante la gravidanza o dopo la nascita, per qualunque motivo e a qualunque età gestazionale

Ecco, l’impegno di CiaoLapo mi aveva permesso di affacciarmi a quello che sembrava un baratro troppo profondo per essere anche solo immaginato, figuriamoci analizzato e riportato nell’ambito di lavori teorici. Il timore che avevo, ogni qualvolta provavo a integrare questo argomento, era di non rispettare sufficientemente la dignità e la profondità del vissuto delle persone che si erano, si sarebbero e si stavano trovando immerse in un simile dolore.

Il 24 dicembre del 2023 quel dolore ha investito in pieno mio marito e me, che abbiamo visto nascere il nostro primogenito e lo abbiamo visto andarsene dopo dodici ore di terapia intensiva neonatale. Un parto estremamente pretermine (23+5 settimane), che molti clinici etichettano e risolvono come aborto spontaneo del secondo trimestre (6° mese).

La navigazione nel mare del lutto perinatale per me e per noi non è certo conclusa, ma senza dubbio, grazie anche all’aiuto (richiesto già in fase di ricovero, nei giorni prima del parto) del supporto psicologico specializzato (la “fortuna”, nel nostro caso, è stata quella di poter usufruire di simile servizio presso l’Ospedale in cui ci trovavamo e di poter ancora proseguire il percorso).

Il lutto perinatale conosce forme tra loro eterogenee, soprattutto per esiti clinici e ripercussioni su eventuali successive gravidanze e sulla loro stessa possibilità: dall’aborto spontaneo del primo trimestre a quello del secondo, attraverso l’esperienza della morte endouterina del bambino/a o della nascita e successiva (più o meno distante) morte del bambino/a (per prematurità, per incompatibilità con la vita a causa di gravi malattie o per morte improvvisa del lattante (Sudden Infant Death Syndrome – SIDS). Non solo, perché anche il caso di interruzione volontaria di gravidanza per ragioni terapeutiche comporta l’elaborazione di un lutto per alcune persone (questo elenco costituisce un mero insieme di esempi non esaustivi!).

Così, senza alcuna pretesa di autorevolezza, ma con il solo intento di condividere conoscenze utili a chi nel futuro si troverà ad affrontare questo baratro troppo profondo per vederne il fondo… ecco di seguito alcuni consigli di lettura preziosi.

Molti di questi titoli saranno disponibili presso gli stand delle case editrici al Salone del Libro a Torino dal 9 al 13 maggio 2024:

Categoria autoaiuto e auto/biografie:

  1. Claudia Ravaldi, Piccoli principi. Attraversare il lutto perinatale, CiaoLapo, 4ªed. 2022;
  2. Claudia Ravaldi, Il lutto perinatale. Un’esperienza complessa e dolorosa, Shackleton, 2024;
  3. Silvia Gianatti, Se tu vai via, porti il mio cuore con te, Leggereditore, 2018;
  4. Giorgia Cozza, Quando l’attesa si interrompe: Riflessioni e testimonianze sulla perdita prenatale, Il leone verde, 2010;
  5. Francesca Barra, Gli indimenticabili. Storie di lutto perinatale, 2020;

Categoria saggistica:

  1. Laura Bulleri, Antonella De Marco, Le madri interrotte. Affrontare e trasformare il dolore di un lutto pre e perinatale, FrancoAngeli, 2013;
  2. Gabriella Gandino et al., A cerchi concentrici: La complessità della perdita perinatale e le sue perturbazioni, UTET, 2018.

“per altre” – un podcast che racconta una storia di Gestazione per altri / Consigli di lettura.

Sabato 20 aprile 2024 @Magazzino sul Po / Torino.

Nell’ambito della rassegna “Parlano i Muri“, un piacevolissimo e arricchente incontro per presentare un prodotto culturale tanto prezioso quanto necessario. Si tratta del podcast narrativo “per altre” (disponibile su Spotify), frutto del meticoloso lavoro dell’associazione Feconda Scelta e della sua presidente Federica Salamino, dell’autore Andrea Aimar, nonché dei produttori Matteo Scandali e Gabriele Beretta (il podcast è stato realizzato grazie a un’operazione di crowdfunding).

Per Altre racconta una storia di Gestazione Per Altri. È la storia vera di Vittoria, che durante l’adolescenza scopre di non avere l’utero a causa della sindrome di Rokitansky. Con Carlo, il compagno che diventerà suo marito, inizia a farsi strada il desiderio di maternità. La loro ricerca li porta a intraprendere un percorso di Gestazione Per Altri in Ucraina: avranno un bambino, la data presunta del parto è il 16 aprile 2022. Vittoria e Carlo conoscono Olena, la donna che porterà in grembo il loro figlio. Poi la situazione precipita e il 24 febbraio la Russia invade l’Ucraina

Il podcast ha moltissimi pregi. Innanzitutto, l’equilibrata fusione dei suoi elementi: la parte di storytelling è impreziosita, e non sterilizzata, dalla partecipazione di esperti autorevoli (dell’ambito sia medico, sia giuridico). Nondimeno, “per altre” porta alla luce una porzione rilevantissima di persone interessate alla Gestazione per altri (GPA) e sovente dimenticate, più o meno volontariamente. È infatti la storia di una ragazza affetta dalla sindrome di Rokitansky, impegnata in una relazione eterosessuale.

L’occasione di incontro ha sollecitato un dibattito tanto raro, quanto rilevante, specialmente considerato il panorama pubblico entro cui si colloca la GPA: non tanto al centro di un dibattito, quando nello sfortunato epicentro di quello che sempre più appare uno scontro tra fazioni, un derby calcistico.

Gli spunti di lettura sono molteplici, ma il primo è un altro prodotto culturale a opera di Federica Salamino e Clara Gargano: si tratta della graphic novel “Circo Rokitansky” (edito da le plurali, 2024 – qui disponibile) che narra, senza risparmiare l’ironia, la storia di Olivia e della sindrome di Rokitansky, una rara condizione che causa un’agenzia – una parziale formazione -dell’apparato riproduttivo femminile. Il “circo Rokitansky” appare perfetto a un occhio esterno, ed è anche arricchito è che all’esterno tutto appare dai dolori mestruali mensili, ma questi non sono accompagnati dalle mestruazioni, né dalla presenza dell’utero… e quindi della possibilità di una gravidanza!

Diverso approccio, più votato all’inchiesta rispetto alla scelta di chi sceglie di diventare gestante per altr*, è invece “Mio tuo suo loro” (fandango, 2017 – disponibile qui), opera in cui l’autrice, Serena Marchi, ha dato seguito letterario a un viaggio percorso per 33613 chilometri, dall’Ucraina al Canada, dal Texas al Regno Unito, passando per la California fino ad arrivare in Italia. Marchi ha incontrato dal vivo, senza mezzi telematici e virtuali, gestanti per altr*, all’interno del loro ambiente familiare e nei loro contesto sociali.

Entrambi i libri sono perfettamente fruibili da lettori e lettrici non esperte, mossi e mosse dalla curiosità autentica di conoscere meglio la pratica della GPA, attraverso storie personali e indagini sociali, pur sempre fondate su solidi elementi scientifici. Esattamente come il podcast “per altre“, utile a dissipare, almeno in parte, i grandi dubbi sollevati da una pratica che, se debitamente regolata in senso di tutela di tutti i soggetti coinvolti, garantisce la realizzazione di un progetto genitoriale anche a chi, non certo per demerito (!) non si trovi a partire da una condizione biologica “standard”. Prodotti culturali preziosissimi in un’epoca di dibattito inquinato da pregiudizi, mistificazioni e scarsa preparazione (anche di chi le norme dovrebbe scriverle).

Consigli letterari per regali natalizi (bioetica e dintorni).

In un modo o nell’altro,
siamo arrivati al periodo più amato o detestato dell’anno:
il Natale!

pexels-photo-290220.jpeg

Photo by Miesha Moriniere on Pexels.com

Che apparteniate allo schieramento ‘Grinch‘ o a quello degli euforici delle feste, ho preparato per voi qualche consiglio per i regali natalizi. Genere: libri.

Perché un libro è quello straordinario mezzo che sintetizza in un unico oggetto il piacere del viaggio, della scoperta, dell’azione, ma anche della riflessione e del riposo.
Pronti quindi per la carrelata?

Categoria: romanzi

Tra le ultime uscite dell’autunno 2018, ci sono due romanzi di autori italiani che potrebbero fare al caso vostro, se i temi legati alla bioetica suscitano in voi dell’interesse.

 

Il primo si concentra su di un rapporto madre – figlia, confrontate per varie raIMG_5839gioni nel loro quotidiano alla nascita e alla morte.
Una storia semplice ma tra le cui pieghe si celano i tabù più radicati nella cultura italiana e una rara capacità di descrivere, con semplicità, l’umano.
Il titolo dell’opera è “La parte migliore“, di Christian Raimo per Einaudi (qui la pagina relativa). Perché “se siamo convinti di voler bene a tutti, forse non siamo capaci di amare nessuno”.

 

 

 

 

A seguire, una lettura decisamente più rilassata, che scorre con una fluidità rara per quanto intervallata da dialoghi di contenuto scientifico e filosofico.
La storia si sviluppa neIMG_7501.jpgl corso di una gravidanza e a chiacchierare tra loro sono due gemelli… ancora nel grembo materno!
Si alterna la prospettiva dei due spassosi nascituri con quella della futura mamma, insegnante 36enne combattuta tra il desiderio di maternità e mille paure.
Il libro, originale quanto sensibile, è “Noi due“, di Giovanna Zucca per DeA Planeta (qui la scheda).

 

 

 

 

Sempre per la categoria romanzi, iniziamo a risalire nel tempo fino al 2014. Il film tratto dall’opera è uscito pochi mesi fa, con il titolo “Il verdetto“. Per chi non l’avesse ancora visto, la storia ha come protagonista Fiona Maye, stimato giudice dell’Alta Corte britanniIMG_7394-2ca presso la Sezione Famiglia. La vita privata di Fiona è in crisi e, come sempre, la giudice cerca conforto nel proprio lavoro. Il caso che le viene affidato riguarda Adam Henry, 17 anni e 9 mesi, quindi non ancora legalmente pronto ad assumere decisioni sulla propria vita. La grave forma di leucemia di cui soffre sarà la causa dalla quale Fiona, Adam e i genitori del ragazzo dovranno confrontarsi per trarre una decisione fatale: accettare o meno la trasfusione salvavita, da testimoni di Geova praticanti. Un libro che parla di autodeterminazione e scontro tra precetti religiosi e mondo laico, con tagliente puntualità. “The Children Act”, in italiano “La ballata di Adam Henry” di Ian McEwan per Einaudi (qui la scheda della versione italiana).

 

Arriviamo al 2012, con un’autentica perla. La protagonista, Carla, ha 39 anni e un tot di mesi e ormai da 5 anni cerca un figlio con il compagno. In una manciata di pagine il lettore è totalmente assorbito dal complesso mondo della Procreazione medicalmente assistita, tra sigle e acronimi che abitualmente solo pazienti, medici e specialisti del settore conoscono. IMG_7367.jpgIl pregio del libro, specialmente perché non autobiografico, è di portare a galla con disarmante acume il peso fisico e psichico di un percorso di PMA, senza mai cadere nel vittimismo. Una scrittura che cattura anche le persone meno interessate al tema (ho svolto dei test!). Si tratta di “Le difettose“, di Eleonora Mazzoni per Einaudi (qui la scheda).

 

 

Ultimo consiglio natalizio per la cetagoria romanzi: una pietIMG_7456.jpgra miliare del dibattito sui diritti riproduttivi femminili, risalente al 1985 e dal quale è stata recentemente tratta una serie TV di grande successo. In un mondo distopico, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario in cui il potere è esercitato attraverso il controllo del corpo femminile. Le ancelle hanno il compito di garantire una discendenza all’élite dominante, perché sono rimaste le uniche donne in grado di procreare. Nella Repubblica di Gilead, Stato monoteocratico nel quale si sono trasformati gli USA, molti uomini sono sterili, ma nessuno può ammetterlo. Secondo i teologi di Gilead, solo alla donna può essere imputata la sterilità. Un romanzo imprescindibile per il suo portato di critica sociale e politica, molto meno distopica di quanto si possa pensare. Si tratta ovviamente de “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood per Ponte alle Grazie (qui la scheda della versione italiana).

 

 

Categoria: saggi

Se siete invece alla ricerca di qualche lettura che vi chiarisca le idee sui principali temi della bioetica, ecco per voi tre consigli più sostanziosi.

Il primo è il Manuale di Bioetica” di H. Tristram jr. Engelhardt per Il Saggiatore, pietra miliare del settore. Secondo Engelhardt l’inidividuazione di un’etica universalmente valida in ambito medico è impossibile. Il pluralismo etico delle nostre società richiede di impiegare un nuovo linguaggio per le diverse bioetiche presenti nel mondo contemporaneo. Analizzando tutte le principali sfide del rapporto tra medicina e umano, l’autore suggerisce il ricorso a una morale laica, che rispetti i principi religiosi individuali, pur senza elevarli a regole per l’intera comunità (qui la scheda).

IMG_7457.jpg

Il secondo è “Bioetica tra “morali” e diritto” di Patrizia Borsellino, uscito agli inizi del 2018 per Raffaello Cortina Editore. Un manuale universitario del tutto aggiornato che pone in relazione medicina e umano sul piano filosofico, riportando le scelte del legislatore italiano in materia e le relative sentenze degli organi di massimo grado. Una lettura di alto profilo, ma in grado di fornire tutte le risposte in merito si “si può?” nel nostro Paese (qui la scheda).

 

Sulla stessa linea di quest’ultimo, troviamo  “Bioetica per perplessi – Una guida ragionata” di Gilberto Corbellini e Chiara Lalli perIMG_7400.jpgMondadori Università (qui la scheda).
Rispetto all’opera di Borsellino, questo libro dà meno rilievo al profilo legale (sempre presente e puntuale) e più al dibattito di ordine morale.

 

 

 

 

 

Categoria: letture per bambini

 

Ultime nell’ordine, ma non per rilevanza, le storie illustrate per raccontare ai più piccoli come sono stati concepiti, in un’epoca in cui la scienza può fare molto per aiutare le persone a divenire genitori.

Il primo è disponibile ancora oggi solamente in francese ed è “Mais… comment naissent les parents?” di Jean Regnaud e Aude Picault per Magnard Jeunesse. Per chi conosce il

IMG_1038.jpeg

francese e fosse interessato, il libricino spiega con semplicità come nasce un progetto genitoriale, al di là del dato genetico (qui la scheda francese).

Il secondo è stato invece tradotto ed è “Il mistero dei semini di bambino” di Serge Tisseron e Aurélie Guillerey per Albin Michel Jeunesse. Un libro che offre risposte chiare ai bambini concepiti in modo diverso da un comune rapporto sessuale, in modo che siano capaci di costruire la loro identità senza complessi né segreti (qui la scheda redatta da Eugin Italia).

 

Infine, per andare incontro all’esigenza dei bambini, concepiti grazie a un dono di gameti, di comprendere a pieno come sono stati concepiti, e soprattutto desideratiIMG_7483.jpg. Uno splendido libro che spiega da dove vengono i bambini se la cicogna non si presenta e sotto i cavoli non si trova nessun bebè.  “Storia di cristallo di neve… non di cavoli, nè di cicogne” di Francesca Fiorentino ed Erica Lucchi (qui la scheda).

 

 

Sperando che qualcuno di questi spunti possa risultare utile per i vostri regali, sappiate che su Penna Vagante con il 2019 si inaugureranno nuove rubriche dedicate alla narrativa e alla saggistica!

Se avete dei dubbi sui libri descritti, non esitate a lasciare i vostri commenti… e se l’articolo vi è piaciuto, condividetelo! A presto!

Eliminare la violenza contro le donne: il Comune di Verona e la Mozione anti-aborto nel dettaglio.

Secondo appuntamento con la ricorrenza del 25 novembre,

Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Il tema di oggi è l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), più comunemente nota come aborto.

Nell’ordinamento italiano la possibilità di ricorrere a un’IVG è prevista dalla Legge 194 del 1978.

Grazie a questa legge, alla donna è permesso richiedere un’IVG entro i primi 90 giorni, se il portare a termine la gravidanza comporta per lei comporrebbe un serio pericolo per la salute fisica o psichica  (in relazione a stato di salute, condizioni economiche, sociali, familiari, etc.; art. 4).

L’IVG è dunque un diritto riconosciuto dallo Stato in capo a qualunque donna abbia i requisiti per accedervi. Dal canto proprio, lo Stato ha il dovere di fornire il relativo servizio, come avviene nel caso di qualsiasi altra prestazione sanitaria riconosciuta dallo Stato.

In questo contesto, il 4 ottobre scorso, il Consiglio Comunale di Verona ha approvato
la Mozione 434,
“Iniziative per la prevenzione dell’aborto e il sostegno alla maternità nel 40° anniversario della legge 194/1978 ”.

La mozione parte dal presupposto che l’applicazione della 194 abbia negli anni distorto lo scopo della legge stessa, la quale

“ si proponeva di legalizzare l’aborto in alcuni casi particolari (violenza carnale, incesto, gravi malformazioni del nascituro, etc) e di contrastare l’aborto clandestino, mentre ha contribuito ad aumentare il ricorso all’aborto quale strumento contraccettivo non ha affatto debellato l’aborto clandestino

Se pensate che quest’ultima affermazione sia frutto di studi messi a punti nei presidi sanitari Veronesi, siete sulla strada sbagliata. I consiglieri che hanno proposto la mozione hanno ricavato il dato da un articolo de Il Sussidiario.net, quotidiano online.

La mozione quantifica poi in 6 milioni gli aborti praticati dal 1978

“senza contare le “uccisioni nascoste” prodotte dalle pillole abortive e dall’eliminazione degli embrioni umani sacrificati nella pratiche di procreazione medicalmente assistita”.

Si continua così:

“le statistiche annuali degli aborti mostrano un leggero calo negli anni, ma non tengono conto delle varie pillole abortive: manca all’appello una popolazione di 6 milioni di bambini, che avrebbero impedito il sorgere dell’attuale crisi demografica”.

Le “varie pillole abortive” sono in realtà solo due farmaci:
– il Mifepristone (RU486), cioè l’antiprogesterogenico che impedisce il rilassamento dell’utero;
– il Misoprostolo, cioè la prostaglandina che favorisce le contrazioni dell’utero.
I due farmaci vengono utilizzati per il c.d. aborto medico, molto meno invasivo di quello chirurgico.

La mozione si riferisce quindi implicitamente alla c.d. pillola del giorno dopo, che non ha alcun effetto abortivo. La pillola infatti agisce bloccando l’ovulazione, impedendo cioè il rilascio dell’ovulo da parte delle ovaie ben prima che questo si annidi nell’utero.

La RU486, secondo i promotori della Mozione ha comportato la diffusione di una

cultura dello scarto […] abbandonando la donna proprio quando avrebbe maggiore bisogno di aiuto”.

Per queste ragioni il Consiglio Comunale ha impegnato il Sindaco e la Giunta

“ad inserire nel prossimo assestamento di bilancio un congruo finanziamento ad associazioni e progetti che operano nel territorio del Comune di Verona e a promuovere il progetto regionale “Culla segreta”, stampando e diffondendo i manifesti pubblicitari nelle Circoscrizioni e in tutti gli spazi comunali” e infine “a proclamare ufficialmente Verone “città a favore della vita”.

Quali sono i progetti individuati dai propositori? Il primo è il progetto Gemma, che, come si legge dal relativo sito,  consiste in

“un servizio per l’adozione prenatale a distanza di madri in difficoltà, tentate di non accogliere il proprio bambino. Una mamma in attesa nasconde sempre nel suo grembo una gemma (un bambino) che non andrà perduta se qualcuno fornirà l’aiuto necessario.”

La Mozione 434 costituisce, sul piano giuridico, una chiara interferenza con il diritto della donna di autodeterminarsi.

Perché?

Perché in uno Stato laico, le regole di comportamento non possono essere quelle dettate da una religione.

Ciascun individuo è libero di scegliere se professare o meno un certo credo e, conseguentemente, aderire alle relative regole. L’Italia ha smesso di riconoscere l’esistenza di una religione di Stato nel 1984. Professare una fede è quindi un’espressione della libertà di coscienza, ma imporne i dettami ad altri cittadini costituisce una violenza, nella forma di una privazione della libertà.

Il corpo delle donne è ancora oggi il campo di battaglia favorito dello scontro tra ideali politici e confessioni religiosi. In questo specifico caso come corpo in grado di generare la vita e, perciò, rendersi indispensabile alla sopravvivenza della società.

La Mozione 434 evidenzia bene come il compito delle donne fosse quello si sventare il verificarsi “dell’attuale crisi demografica”, mettendo davanti al proprio bene e alla propria libertà, il dovere procreativo per la comunità. Bambini mai nati, che sarebbero dovuti nascere per il bene della comunità. Una vita sacra per il bene degli altri.

Il 25 novembre è un’occasione perfetta per ricordarci (e ricordare a tutti), come il corpo delle donne non possa rimanere prigioniero di ideali politici o dettami religiosi, a meno che questa non sia una libera scelta della donna stessa.