Consigli di incontri al Salone del Libro 2024 attorno a temi bioetici

Dal 9 al 13 maggio si terrà a Torino la 36ª edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, dal titolo “Vita Immaginaria“.

Di seguito alcuni consigli per incontri ed eventi a sfondo bioetico, per grandi e piccini:

9 maggio 2024:

  • Lab Euro Nauti, ore 13:30. Intelligenza artificiale e auto elettriche. Un gioco interattivo per la cittadinanza scientifica. Incontro con Alberto Agliotti, Beatrice Mautino, Daniela Ovadia, Fabio Turone [incontro per le scuole]

  • Arena Bookstock, ore 18. Oltre i tabù: confronti e riflessioni sulla sessualità. Violeta Benini, Teresa Cinque, Greta Sclaunich e Ivan Schisano [tabù sulla sessualità e i corpi]

10 maggio 2024:

  • – Sala argento, PAD.2. Il libro cura. Esperienze concrete di autori e professionisti della cura. A cura di Voglino Editrice con didattica attiva attorno al libro “Il viaggio di Dedè” [fecondazione assistita con dono di gameti spiegata ai più piccini]
  • Arena Bookstock, ore 16:45. Non è mai morto nessuno. Miti e fake news nella scienza. A cura di Gribaudo con Dario Bressanini, Alessandro Mustazzolu, Beatrice Mautino.
  • Sala Bronzo, ore 15:30. Disobbedienza civile e resistenza climatica: le voci di Ultima Generazione. Andrea Colamedici, Francesco d’Isa, Miriam Falco, Carlotta Muston e Pedro Piccolino Boniforti.

11 maggio 2024:

12 maggio 2024:

  • Stand W210-X209 Pad. Oval – ore 11:00 , Circo Rokitanski, presentazione del libro con l’editrice le plurali, Federica Salamino, Clara Gargano e il collettivo Talea. Una Graphic novel sull’esperienza della diagnosi e della convivenza con la sindrome di Rokitansky, anche rispetto al ricorso alla Gestazione per altri.
  • Sala Oro, ore 12:15. Puntata speciale di ‘Sailor – Anatomia del corpo attraverso la moda’. Maria Luisa Frisa e Chiara Tagliaferri in dialogo con Maria Grazia Chiuri e Levante [tema: corpo e sua funzione sociale]
  • Lab Lettura – ore 15:30, Alla scoperta delle origini – Presentazione di ‘Il viaggio di Dedè’. Incontro per i più piccini con Nadia Abate, Chiara Delìa, Alessandra Razzano.
    Dedè è un uccellino curioso, si interroga e pone domande. Un giorno chiede alla mamma il perché di quella piuma così colorata, lei capisce che è quella l’occasione per raccontargli la sua storia da quando era solo un desiderio e non ancora un vero e proprio pulcino. Nato grazie a un donatore generoso che ha permesso ai suoi genitori di concepirlo. [Fecondazione assistita con dono di gameti]

Consigli di lettura per piccole lettrici e piccoli lettori sul tema della fecondazione assistita!

Se siete di Torino, o semplicemente appassionati di lettura ed editoria, saprete che sta per tenersi il Salone internazionale del libro di Torino (#SalTo), la cui edizione 2024 (9-13 maggio) si intitolerà Vita Immaginaria.

Quindi ecco per voi qualche consiglio di lettura… nello specifico sul tema della fecondazione assistita raccontata a piccine e piccini!!

Avevamo già parlato di “Storia di Cristallo di Neve… non di cavoli, né di cicogne” (edito da Valentina Edizioni) e intervistato le autrici: Francesca Fiorentino, l’autrice dei testi, ed Erica Lucchi, l’illustratrice di questo albo sul tema della fecondazione assistita con un dono di gameti (ovociti e/o spermatozoi), comunemente nota in Italia come eterologa“. Potete ritrovare l’intervista qui!

In questo post vorrei invece proporvi altri due albi, il cui pregio, al pari di “Storia di Cristallo di Neve“, non sta esclusivamente nell’estrema qualità delle illustrazioni, ma specialmente nella capacità di normalizzare un tema che troppo a lungo (e talvolta ancora oggi) è stato oggetto di tabù e stigmatizzazione. In questo contesto, poter spiegare con semplicità, attraverso una storia, quali sono le premesse psicologiche, emotive e anche mediche di una fecondazione assistita… diventa assolutamente importante. Spiegarlo alle più piccole e ai più piccoli, che siano nati da una fecondazione assistita o meno, diventa certamente essenziale! Bambine e bambini costruiscono sin dalla prima infanzia il mondo che vivremo domani e, sostituendo ai segreti e ai silenzi delle spiegazioni a loro misura, i risultato sociale e culturale è assicurato.

Il primo albo che vi consiglio oggi è “Storia di un bambino al microscopio” di Lucia Maroni e con le illustrazioni di Anna Formilan (Publistampa Edizioni). Una storia che parla ai cuori attraverso la descrizione del desiderio e dell’attesa di un figlio che non arriva, eppure è presente nel quotidiano dei suoi futuri genitori:

Ci sono poi scintille più pigre, timide, lente, che se ne stanno al caldo nei sogni dei loro genitori e hanno bisogno di tanto tempo prima che tutti possano vederle”.

E’ il racconto di un semino e di un uovo che si incontrano sotto a un microscopio, attraverso la celebrazione delle persone che metto in atto la scienza. Perché è un albo che parla del ruolo della scienza, certamente, ma grazie all’esperienza umana, ricca di determinazione, desideri e speranze. Qui potete trovare il profilo Instagram di Lucia Maroni e della “Storia di un bambino al micriscopio“, per scoprire di più e poterla seguire!

Il secondo albo che vi indico è “Il viaggio di Blastociccio” di Paola Russo e con le illustrazioni di Clara Esposito (Editrice Rotas). Anche in questo racconto il protagonista è il desiderio, perché Blastociccio, il protagonista, si svegli all’improvviso “dove dormono i sogni”:

– “Se qui dormono i sogni, allora io ero un sogno! Ma di chi?”

– “Dovrai scoprirlo da solo. E’ ora di partire. A casa tua ti stanno aspettando”.

Blastociccio [1], un piccolo pinguino, è sperso in un mondo dove non sa da dove viene, ma sa che deve intraprendere un cammino per scoprire chi l’ha sognato per potergli dare la vita. Il racconto affronta, in modo adatto alle più piccine e ai più piccini, anche l’aspetto della crioconservazione degli embrioni [2] e del percorso che i nati grazie a queste tecniche hanno affrontato. Lo strumento narrativo è quello metaforico: un riferimento esplicito ai professionisti sanitari e ai laboratori non viene tracciato, ma evocato come concetto in grado di essere appreso da bimbe e bimbi… per articolarlo poi durante la crescita!
Qui potete trovare il profilo Instagram di Paola Russo e de “Il viaggio di Blastociccio“, per scoprire di più e poterla seguire!

L’importanza dei libri e degli albi sul tema della fecondazione assistita, come scrivevo qualche riga fa, risiede soprattutto nella capacità di normalizzare le relative biotecnologie che, nonostante più di 40 anni di storia… continuano a porre difficoltà concettuali alle persone che non le abbiano provate sulla propria pelle. Difficoltà che si sommano a contesti sociali talvolta avversi e a normative spesso inique e insensate. Normalizzare, in questo caso, significa promuovere una cultura inclusiva verso le diverse storie che ogni famiglia ha alle spalle.


[1] Il nome deriva chiaramente da blastocisti, una fase dello sviluppo embrionale (successiva alla morula) che si verifica tra il 4° e il 14° giorno dalla fecondazione dell’ovocita da parte dello spermatozoo.

[2] La crioconservazione è un termine che descrive la procedura in cui le cellule (spermatozoi, ovociti, embrioni) vengono immerse in una soluzione di sali e composti organici (crioprotettore) e portate a temperature molto basse, fino alla conservazione a –196°C in azoto liquido.

Il lutto perinatale… consigli di lettura per la prima (o successiva) sopravvivenza!

Fino al 24 dicembre del 2023, il tema del lutto perinatale costituiva per me uno dei tanti ambiti di ricerca teorica, quindi di lavoro, al quale mi ero affacciata occupandomi di diritti riproduttivi sia dal punto di vista giuridico, sia filosofico e scientifico.

Un’autentica guida per approcciarmi al vissuto delle persone erano stati i contenuti e i lavori realizzati dall’associazione CiaoLapo

CiaoLapo è una associazione non lucrativa fondata nel 2006 da Claudia Ravaldi, medico psichiatra e psicoterapeuta e Alfredo Vannacci, medico farmacologo. CiaoLapo presta sostegno psicologico e assistenza alle famiglie che affrontano la complessa e dolorosa esperienza della morte di un bambino durante la gravidanza o dopo la nascita, per qualunque motivo e a qualunque età gestazionale

Ecco, l’impegno di CiaoLapo mi aveva permesso di affacciarmi a quello che sembrava un baratro troppo profondo per essere anche solo immaginato, figuriamoci analizzato e riportato nell’ambito di lavori teorici. Il timore che avevo, ogni qualvolta provavo a integrare questo argomento, era di non rispettare sufficientemente la dignità e la profondità del vissuto delle persone che si erano, si sarebbero e si stavano trovando immerse in un simile dolore.

Il 24 dicembre del 2023 quel dolore ha investito in pieno mio marito e me, che abbiamo visto nascere il nostro primogenito e lo abbiamo visto andarsene dopo dodici ore di terapia intensiva neonatale. Un parto estremamente pretermine (23+5 settimane), che molti clinici etichettano e risolvono come aborto spontaneo del secondo trimestre (6° mese).

La navigazione nel mare del lutto perinatale per me e per noi non è certo conclusa, ma senza dubbio, grazie anche all’aiuto (richiesto già in fase di ricovero, nei giorni prima del parto) del supporto psicologico specializzato (la “fortuna”, nel nostro caso, è stata quella di poter usufruire di simile servizio presso l’Ospedale in cui ci trovavamo e di poter ancora proseguire il percorso).

Il lutto perinatale conosce forme tra loro eterogenee, soprattutto per esiti clinici e ripercussioni su eventuali successive gravidanze e sulla loro stessa possibilità: dall’aborto spontaneo del primo trimestre a quello del secondo, attraverso l’esperienza della morte endouterina del bambino/a o della nascita e successiva (più o meno distante) morte del bambino/a (per prematurità, per incompatibilità con la vita a causa di gravi malattie o per morte improvvisa del lattante (Sudden Infant Death Syndrome – SIDS). Non solo, perché anche il caso di interruzione volontaria di gravidanza per ragioni terapeutiche comporta l’elaborazione di un lutto per alcune persone (questo elenco costituisce un mero insieme di esempi non esaustivi!).

Così, senza alcuna pretesa di autorevolezza, ma con il solo intento di condividere conoscenze utili a chi nel futuro si troverà ad affrontare questo baratro troppo profondo per vederne il fondo… ecco di seguito alcuni consigli di lettura preziosi.

Molti di questi titoli saranno disponibili presso gli stand delle case editrici al Salone del Libro a Torino dal 9 al 13 maggio 2024:

Categoria autoaiuto e auto/biografie:

  1. Claudia Ravaldi, Piccoli principi. Attraversare il lutto perinatale, CiaoLapo, 4ªed. 2022;
  2. Claudia Ravaldi, Il lutto perinatale. Un’esperienza complessa e dolorosa, Shackleton, 2024;
  3. Silvia Gianatti, Se tu vai via, porti il mio cuore con te, Leggereditore, 2018;
  4. Giorgia Cozza, Quando l’attesa si interrompe: Riflessioni e testimonianze sulla perdita prenatale, Il leone verde, 2010;
  5. Francesca Barra, Gli indimenticabili. Storie di lutto perinatale, 2020;

Categoria saggistica:

  1. Laura Bulleri, Antonella De Marco, Le madri interrotte. Affrontare e trasformare il dolore di un lutto pre e perinatale, FrancoAngeli, 2013;
  2. Gabriella Gandino et al., A cerchi concentrici: La complessità della perdita perinatale e le sue perturbazioni, UTET, 2018.

“per altre” – un podcast che racconta una storia di Gestazione per altri / Consigli di lettura.

Sabato 20 aprile 2024 @Magazzino sul Po / Torino.

Nell’ambito della rassegna “Parlano i Muri“, un piacevolissimo e arricchente incontro per presentare un prodotto culturale tanto prezioso quanto necessario. Si tratta del podcast narrativo “per altre” (disponibile su Spotify), frutto del meticoloso lavoro dell’associazione Feconda Scelta e della sua presidente Federica Salamino, dell’autore Andrea Aimar, nonché dei produttori Matteo Scandali e Gabriele Beretta (il podcast è stato realizzato grazie a un’operazione di crowdfunding).

Per Altre racconta una storia di Gestazione Per Altri. È la storia vera di Vittoria, che durante l’adolescenza scopre di non avere l’utero a causa della sindrome di Rokitansky. Con Carlo, il compagno che diventerà suo marito, inizia a farsi strada il desiderio di maternità. La loro ricerca li porta a intraprendere un percorso di Gestazione Per Altri in Ucraina: avranno un bambino, la data presunta del parto è il 16 aprile 2022. Vittoria e Carlo conoscono Olena, la donna che porterà in grembo il loro figlio. Poi la situazione precipita e il 24 febbraio la Russia invade l’Ucraina

Il podcast ha moltissimi pregi. Innanzitutto, l’equilibrata fusione dei suoi elementi: la parte di storytelling è impreziosita, e non sterilizzata, dalla partecipazione di esperti autorevoli (dell’ambito sia medico, sia giuridico). Nondimeno, “per altre” porta alla luce una porzione rilevantissima di persone interessate alla Gestazione per altri (GPA) e sovente dimenticate, più o meno volontariamente. È infatti la storia di una ragazza affetta dalla sindrome di Rokitansky, impegnata in una relazione eterosessuale.

L’occasione di incontro ha sollecitato un dibattito tanto raro, quanto rilevante, specialmente considerato il panorama pubblico entro cui si colloca la GPA: non tanto al centro di un dibattito, quando nello sfortunato epicentro di quello che sempre più appare uno scontro tra fazioni, un derby calcistico.

Gli spunti di lettura sono molteplici, ma il primo è un altro prodotto culturale a opera di Federica Salamino e Clara Gargano: si tratta della graphic novel “Circo Rokitansky” (edito da le plurali, 2024 – qui disponibile) che narra, senza risparmiare l’ironia, la storia di Olivia e della sindrome di Rokitansky, una rara condizione che causa un’agenzia – una parziale formazione -dell’apparato riproduttivo femminile. Il “circo Rokitansky” appare perfetto a un occhio esterno, ed è anche arricchito è che all’esterno tutto appare dai dolori mestruali mensili, ma questi non sono accompagnati dalle mestruazioni, né dalla presenza dell’utero… e quindi della possibilità di una gravidanza!

Diverso approccio, più votato all’inchiesta rispetto alla scelta di chi sceglie di diventare gestante per altr*, è invece “Mio tuo suo loro” (fandango, 2017 – disponibile qui), opera in cui l’autrice, Serena Marchi, ha dato seguito letterario a un viaggio percorso per 33613 chilometri, dall’Ucraina al Canada, dal Texas al Regno Unito, passando per la California fino ad arrivare in Italia. Marchi ha incontrato dal vivo, senza mezzi telematici e virtuali, gestanti per altr*, all’interno del loro ambiente familiare e nei loro contesto sociali.

Entrambi i libri sono perfettamente fruibili da lettori e lettrici non esperte, mossi e mosse dalla curiosità autentica di conoscere meglio la pratica della GPA, attraverso storie personali e indagini sociali, pur sempre fondate su solidi elementi scientifici. Esattamente come il podcast “per altre“, utile a dissipare, almeno in parte, i grandi dubbi sollevati da una pratica che, se debitamente regolata in senso di tutela di tutti i soggetti coinvolti, garantisce la realizzazione di un progetto genitoriale anche a chi, non certo per demerito (!) non si trovi a partire da una condizione biologica “standard”. Prodotti culturali preziosissimi in un’epoca di dibattito inquinato da pregiudizi, mistificazioni e scarsa preparazione (anche di chi le norme dovrebbe scriverle).

Margaret Atwood all’anteprima del Salone del Libro di Torino: consigli di lettura e curiosità sull’autrice.

In occasione del ritorno in presenza del Salone del Libro di Torino (con l’edizione 2021 – Vita Supernova), l’anteprima del Salone avrà degli ospiti di altissimo profilo, tra i quali… Margaret Atwood! L’evento si terrà il 3 ottobre (i biglietti si trovano qui) e sarà un’occasione unica se siete tra coloro che sono finiti catapultati a Galaad grazie alle pagine di Atwood o anche se siete curiosi di scoprire chi si celi dietro a quelle pagine.

Della prolifica autrice canadese avevo già raccontato qualcosa in occasione dell’uscita del graphic novel de “Il racconto dell’ancella” (potete rileggerlo qui). Margaret Atwood, poetessa e scrittrice di origine canadese, ha all’attivo quasi più di 60 creazioni letterarie di diverso genere, incluse la saggistica e la letteratura per bambini.


Giusto qualche mese fa, in occasione del trasloco che mi ha costretta a una poderosa opera di catalogazione del mio patrimonio letterario, ho scoperto di aver letto il primo racconto di Atwood alle elementari, grazie al prezioso fiuto di mia madre. Si tratta de “La Principessa Prunella“, titolo uscito per Mondadori Junior nel 1998. Prunella è la tipica principessa viziata e ossessionata dal proprio aspetto fisico e dalla propria persona in generale. L’incontro con una fata le farà comprendere quanto poco pesi l’estetica nel definire una persona… e quanto invece contino le qualità morali e di relazione con gli altri.

Al di là dell’incontro casuale con questo autentico reperto di editoria per bambine e bambini, posso dire di aver effettivamente scoperto Atwood soltanto nel 2016, grazie a un’amica, che non ringrazierò mai a sufficienza, che mi consigliò di leggere “The Handmaid’s Tale“/”Il raccondo dell’ancella“. Un romanzo distopico pubblicato per la prima volta nel 1985 (in Italia nel 1988) e che ha conosciuto un rinnovato successo grazie alla fortunata omonima serie TV. [Qui potete trovare una super-sintetica recensione del romanzo].

Nel 2019 Atwood ha poi pubblicato il sequel de “Il racconto dell’ancella”, dal titolo “Testamenti” e che, a dispetto di una certa nota tradizione, non ha per nulla deluso i lettori. Voce narrante del romanzo non è più l’ancella Difred/Offred, bensì la temibile e temuta zia Lydia. Testamenti” non tenta di recuperare il percorso compiuto dalla serie TV, quasi completamente autonoma (al netto delle premesse strutturali come la teocrazia totalitaria di Galaad/Gilead e le relative strutture di potere e comando, nonché i fatti prettamente iniziali della storia). La voce di zia Lydia spiega per quale ragione il totalitarismo si sia sfaldato e quali paradossi si siano ingenerati a partire dalla considerazione della donna o come prezioso e puro bocciolo, oppure quale pericolosa minaccia.

Margaret Atwood è una delle scrittrici viventi di narrativa e di fantascienza/narrativa speculativa tra le più premiate e che di recente ha dato alle stampe una nuova attesissima raccolta di poesie: “Moltissimo“. Una prolificità rilevante, soprattutto se consideriamo che l’autrice compirà il prossimo novembre ben 81 anni.

Anni spesi a favore dell’attivismo climatico e femminista, delle scrittura creativa e saggistica, della militanza a favore dei diritti e delle libertà riproduttive delle donne, troppo spesso minacciate da norme inique. La tecnica dell’ambientazione distopica, infatti, risulta preziosa quale lente di osservazione dei giorni contemporanei e, al contempo, quale campanella di allarme rispetti a condizioni sociali e culturali sovente pericolose per la condizione femminile.

Se siete curiose e curiosi di scoprire di più dell’autrice… l’appuntamento è quindi per il 3 ottobre 2021 all’anteprima del Salone del Libro!

Intervista alle autrici di ‘Storia di Cristallo di Neve’: raccontare la fecondazione eterologa ai bambini… e non solo!

Dei contenuti pubblicati finora su Penna Vagante,
questa intervista è indubbiamente uno di quelli cui tengo maggiormente.
Ho scoperto casualmente ‘Storia di Cristallo di Neve… non di cavoli, né di cicogne‘…
e grazie ai social ho potuto conoscere virtualmente le sue autrici!
Francesca Fiorentino è l’autrice dei testi, mentre Erica Lucchi l’illustratrice di questo albo sul tema della procreazione medicalmente assistita (PMA) e della fecondazione eterologa, edito da Valentina Edizioni.
[I colori impiegati per evidenziare i concetti sono opera di chi scrive, n.d.a.]

 

Iniziamo con una domanda scontata, ma essenziale: da dove è nata l’idea di questo libro?

Erica Lucchi (E.L.): L’idea di questo albo è nata da Francesca. Gabriela, una cara amica comune, mi ha chiesto se volevo improvvisarmi illustratrice per dare vita ad un albo illustrato per bambini che una sua cara amica, Francesca appunto, aveva abbozzato con un tema importante e delicato; l’albo si prende cura dei genitori che desiderano raccontare ed informare i loro piccoli riguardo le loro origini biologiche e che pensano sia importante farlo da subito, fin dalla tenera età. Francesca, aveva redatto una prima versione in forma di filastrocca. Mi innamorai subito della storia e delle sue finalità. Ho accettato con un pizzico di incoscienza! (Fino ad allora mi ero occupata esclusivamente di pittura!

Francesca Fiorentino (F.F.): Il libro nasce dalla mia storia personale. Ho avuto problemi di fertilità e dopo svariati tentativi di omologa mi fu consigliato di provare con l’eterologa. E’ stato un percorso molto lungo e importante che mi ha messo a confronto con me stessa, con i miei sogni, con i miei limiti e con i limiti della società in cui vivo (quando feci io l’eterologa in Italia era ancora vietato). E’ dunque un pezzo molto importante della mia biografia ma anche della biografia di mia figlia. Non volevo che andasse perso, desideravo che mia figlia potesse conoscere il sentiero che ci ha portato ad incontrarci. Così ho cominciato a immaginare un modo per raccontarglielo un giorno, un modo semplice e a “portata di bambino”. Mi è “uscito” il testo che conosci, a cui poi Erica ha affiancato le sue commoventi, ma anche divertenti, immagini. Insieme ci siamo proposte con questo progetto alle case editrici e Valentina Edizioni ci ha dato un tetto.

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Chiaramente ciascuno affronta diversamente un percorso di PMA, ma quanto pesano secondo voi da un lato il tabù dell’infertilità e dall’altro la questione di genere? Incide molto il costante riferimento alla biologia più cruda che vorrebbe ridurre le donne a macchine guaste e dipingere gli uomini come poco virili ?

E.L.: Certamente quando si verifica una difficoltà a concepire, ci si comincia a sentire progressivamente a disagio, ci si sente “sterili, improduttive”; lo ho provato sulla mia pelle quando prima di leggere “positivo” il test di gravidanza, sono passati 12 mesi. Ho provato più di tutto inquietudine. Il progetto comune di famiglia, come innegabile realizzazione del nostro amore era inarrivabile, come remare controcorrente, come andare contro natura …… il principio di tanti pensieri, difficili da affrontare per molte coppie. Io credo che la percezione di te stessa sia di “macchina guasta”, ma credo che provenga principalmente da noi, e certamente questo riguarda anche il partner di sesso opposto.

F.F.: Diceva una mia prof. di antropologia culturale “Non c’è niente di più culturale di ciò che riteniamo naturale!”. Il fattore biologico è intriso di cultura, sono elementi inscindibili, quantomeno nella sensibilità dell’Uomo comune. Quando io parlo di mestruazioni, riproduzione, fertilità, gravidanza, o financo depressione post parto, ad ogni parola profferita mi porto appresso millenni di cultura di genere. L’infertilità oggi si tiene nascosta e si, sicuramente per qualcuno rappresenta un elemento di “fallimento” rispetto alle attese di genere a cui per fisiologia è assegnato. D’altra parte anche una donna che decide di non avere figli è vista male mentre un uomo che compie la stessa scelta brilla per charme.

 

Passiamo al tema centrale del libro: raccontare la storia del loro concepimento a tutti i bimbi nati da PMA con dono di gameti, che in Italia ci ostiniamo a chiamare eterologa. Secondo me il riferimento costante all’ “etero”, quindi etimologicamente a qualcosa/qualcuno di estraneo alla coppia, rischia di creare una pericolosa confusione. Anche qui ritorna la riduzione alla biologia secondo cui sarebbero i geni a identificare i genitori e non l’amore, la cura, la vita condivisa… Pensate sia un rischio concreto o solo un vezzo accademico?

E.L.: Credo che la scienza, cioè gli studiosi, medici, ecc., talvolta non siano sufficientemente prudenti ad assegnare definizioni che, per la medicina sono semplicemente nomi con lo scopo di classificare problematiche o patologie, ma che le persone poi vestono come un abito. Possono, al contrario, creare confusione o persino avvilimento nell’inevitabile processo di identificazione del termine. In qualche caso è quindi il nome a determinare l’identità e non viceversa. Mi auguro che si possa in futuro fare più attenzione nella scelta della terminologia clinica e non solo. Riflettendo sul punto forse ora per la prima volta e penso che i bambini in primissima persona possano essere a percepirsi come estranei alla coppia di genitori o alla mamma. Per noi adulti forse è entrata nel linguaggio comune questa terminologia e forse si è svuotata della sua origine che però, analizzandola, sottolinea una sorta di separazione/sotto-categoria. L’amore e la cura dovrebbero essere il legame più profondo e indissolubile e questo andrebbe messo in evidenza, la scienza però si occupa di classificare sintomi tangibili e in questo se ne percepiscono i limiti. 

F.F.: Le parole costruiscono mondi. Noi abitiamo dentro le nostre narrazioni. Non è assolutamente un vezzo accademico ma qualcosa su cui riflettere. Quando il mio ginecologo mi propose l’eterologa mi disse “Dimmi: vuoi “un figlio che ti somigli” o “un figlio”? Per me la risposta fu chiara e lampante ma da quella bellissima domanda incominciai ad interrogarmi e ad ascoltare le teorie sull’essere genitori delle altre persone. Per la maggior parte il fattore genetico e di somiglianza è esiziale, e l’idea di ricevere una cellula da qualcuno è vista non come una risorsa ma come una disfatta personale che richiede percorsi di elaborazione lunghi anni, che a volte si concludono con la rinuncia ad avere un figlio o la scelta di tenere nascosta questa cosa….. Quindi credo che l’uso del termine “eterologa” in effetti sia lo specchio dei tempi, e che (per lo meno da noi in Italia) sia molto più facile accettare un rene o un cuore piuttosto che una cellula di dimensioni millesimali. La ragione? Diciamo che ho diverse idee ma sarebbe decisamente una bella ricerca da condurre! Peraltro una ministra italiana tempo fa parlò addirittura di “genitori biologici” riferendosi ai donatori…. Ho ancora i brividi al pensiero….

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Storia di cristallo di neve è un libro dalla bellezza disarmante, specialmente per la delicata semplicità con cui affronta il percorso a ostacoli (fisici e psichici) che è la PMA, partendo dal suo lieto fine: la nascita di una nuova vita… al quale raccontare la sua storia! La mia impressione è che raccontare questa storia ai bambini sia tanto più facile che spiegarla a un adulto. Siete d’accordo o vi sembra un’impressione sbagliata?

E.L.: Sono completamente in accordo! Inoltre, le favole hanno il potere enorme, la magia stupefacente di saper condurre il lettore là dove si vuole arrivare con semplicità disarmante. Hanno strumenti per affrontare temi scomodi e spinosi per gli adulti, ma estremamente limpidi per i bambini, come la nascita di una nuova vita, senza farsi fuorviare dalle infrastrutture, incertezze e timori degli adulti.

F.F.: Quando mia figlia mi ha chiesto come fosse nata (a 4 anni) le raccontai del taglio cesareo. “No mamma” rispose “non voglio sapere come sono nata in QUEL senso”. Capii che era arrivato il momento…. Gonfiai il petto come una cantante di lirica, inciampai nelle parole, ma mi ripresi subito vedendo con quanta naturalezza lei accogliesse la sua storia. Per i bambini è un dato di fatto non suscettibile di giudizio. Sfugge alle logiche dualistiche del bene vs male. I bambini nascono ANCHE così. Punto. Questo fatto è parte del suo “orizzonte degli eventi”. Sugli adulti invece gravano millenni di pregiudizi intrisi ahimè di cultura clericale e moralista.

 

Per me la PMA è diventata oggetto di studio e lavoro (ma anche una battaglia civile), perciò talvolta temo di non dare abbastanza spazio al lato umano, alla voce dei protagonisti di queste storie. Nel dibattito pubblico, poi, il tema è affrontato spesso con incompetenza e relativi pregiudizi. Sembra che la PMA sia il tripudio dell’artificio, dell’eugenismo e quindi dell’egoismo. Per questo credo che serva dare molta più eco alle voci dei protagonisti. Che cosa vorreste dire a chi si appresta ad affrontare una PMA con dono e magari patisce questo contesto o si sente solo/sola?

E.L.: Pregio e difetto della vita contemporanea è la condivisione; è abbastanza semplice e alla portata di tutti trovare persone o gruppi con cui condividere la propria storia secondo il proprio modo di viverla, diventando protagonista insieme ad altri nella storia della propria vita. Un tempo forse si rimaneva più isolati in situazioni analoghe.

F.F.: Dico che più se ne parla più si diventa “massa critica”. La legge 40 sta cadendo a colpi di ricorsi ad opera di coppie coraggiose, io ho scritto il libro e son felice quando posso parlarne, numerose sono le Onlus che danno sostegno a chi percorre la strada della PMA. Se penso a mia figlia non penso a cosa o chi vorrei che fosse ma al mondo che vorrei per lei. Se un domani dovesse scoprire di avere problemi di fertilità vorrei per lei un contesto solidale e non ghettizzante. Per ciò, per il suo futuro e per quello di tutti gli altri bambini, mi muovo come posso per permettere loro di compiere un domani le scelte che più desiderano senza sentirsi dei peccatori fuorilegge.

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Curiosità editoriale/personale: com’è nata la vostra collaborazione per realizzare testi e illustrazioni? Avete altri progetti comuni in realizzazione?

E.L.: Gabriela è mancata dopo qualche mese che il libro è uscito nelle librerie. L’amicizia e stima con Francesca in questo duplice percorso si è consolidata. Insieme abbiamo portato a termine un secondo progetto pubblicato nel novembre 2018 dalla collana “Lisolachecè” di Multimage dedicata alla promozione dei diritti dei bambini, “Se mi dici pollo fritto”, albo illustrato che racconta con leggerezza e ironia, il potere che le parole hanno nel dare forma alla realtà, e l’impatto che possono avere su ognuno di noi, mettendo a nudo la genesi dei processi di marginalizzazione e bullismo, offrendoci al contempo gli strumenti per interromperli. Un terzo progetto in cerca di casa editrice, tratta il tema scomodo dello smodato impiego della plastica e del suo impatto ambientale.

F.F.: Ho conosciuto Erica per il progetto di Cristallo di Neve. Mi fu presentata dalla mia più cara amica che da li a poco sarebbe morta di un brutto tumore. Credo che sia il lascito più bello e prezioso che abbia potuto farmi prima di andarsene. Erica ora non è solo un’artista appassionata con cui lavoro benissimo ma è anche e soprattutto la mia migliore amica. Da Cristallo di Neve è nata un’avventura editoriale che ha dato i natali a “Se mi dici pollo fritto” racconto anche questo per bimbi, che parla dell’importanza delle parole e del peso che hanno quando si pronunciano all’interno di una relazione, e un altro testo che parla dell’amicizia di una bambina e una balena morente che per ora ancora non ha trovato “casa”. Ma non demordiamo, ce la faremo a dare un tetto anche alla nostra balena!

 

 

 


Riferimenti:

– Francesca Fiorentino, Erica Lucchi, Storia di cristallo di neve… Non di cavoli, né di cicogne, Valentina Edizioni, 2015;

– Francesca Fiorentino, Erica Lucchi, Se mi dici pollo fritto, Ass. Multimage, coll. Lisolachecè, 2018.

 

‘The Handmaid’s Tale’: il fumetto. Recensione per grandi appassionati e primi lettori.

‘The Handmaid’s Tale’ (‘Il Racconto dell’Ancella’) è il prodotto della penna a dir poco geniale di Margaret Atwood. La Atwood, poetessa e scrittrice di origine canadese, ha all’attivo quasi più di 60 creazioni letterarie di diverso genere, incluse la saggistica e la letteratura per bambini.

The Handmaid’s Tale” è senza dubbio la sua creazione che negli ultimi anni ha riscosso più successo, complice anche la produzione dell’omonima serie TV a opera di Netflix. Personalmente sono rimasta piuttosto scettica verso la serie e il romanzo per molto tempo. L’enorme clamore suscitato mi dava la percezione che potesse trattarsi di prodotto letterario fondato su slogan e ideologizzazioni. Poi, l’estate scorsa mi sono infine decisa a prendere il mano il libro, in versione inglese, e tutte le mie perplessità si sono sgretolate nell’arco di un pomeriggio e una sera di alacre lettura.

Si tratta di un romanzo distopico, ambientato in una teocrazia totalitaria insediatasi 640px-Margaret-Atwood-Handmaids-Tale-Folio-Society.jpgdopo aver rovesciato la democrazia statunitense. La Terra è distrutta dall’inquinamento in ogni forma e la popolazione non cresce più. Il cuore pulsante della teocrazia di Gilead (Galaad nell’edizione italiana) è la fertilità. La società è fortemente gerarchizzata e in cima alla piramide si trovano i Comandanti, gerarchi della Repubblica di Gilead, che si fondano sul precetto biblico (Genesi 30, 1-4) per cui i mariti possono avere rapporti sessuali cone le proprie serve per generare figli, quando le mogli siano sterili, allo scopo di dotarsi di Ancelle fertili. Le Ancelle si trovano dunque in uno stato di assoluto asservimento, autorizzate esclusivamente a offrirsi ai Comandanti per riuscire a procreare. I nati da queste unioni sono destianti a divenire figli dei Comandanti e delle loro Mogli, rinviando l’Ancella a una nuova destinazione fintanto che sia fertile.

Oltre al romanzo originale, pubblicato nel 1985 in Canada e arrivato nel 1988 in Italia, e alla serie TV prodotta da Netflix… il 26 marzo 2019 è stato pubblicato il fumetto ispirato al racconto di Margaret Atwood!

L’autrice delle illustrazioni è Renee Nault (qui trovate il suo sito),Photo 11-04-2019 23 32 43 illustratrice canadese dall’indiscusso talento, il cui tratto tipico è un mix di illustrazioni a inchiostro e acquarelli dai toni molto vividi.

Mi perdoneranno gli artisti per la genericità della descrizione, ma qui potete osservare un esempio tratto proprio dal graphic novel.

Il fumetto segue strettamente lo sviluppo del romanzo, a differenza di quanto è avvenuto per la ​serie TV.  A questo proposito Renee Nault ha dichiarato di aver evitato non solo di guardare la serie, ma anche il film realizzato negli anni ’90, per non venire influenzata nella realizzazione dei disegni. Ciò anche in relazione al fatto che il lavoro di trasposizione grafica della Nault è iniziato prima della messa in onda della serie.

L’adattamento del romanzo al fumetto è senza dubbio un’operazione più complessa di quella rivolta agli schermi televisivi. Il pubblico al quale si rivolge la trasposizione grafica è senza dubbio più selezionato e attento, così le critiche non sono mancate specialmente in relazione alla delicatezza delle illustrazioni rispetto all’abbigliamento dei personaggi. Per quanto mi riguarda questa ricercatezza (per cui gli abiti delle Ancelle risultano voluminosi invece che infeltriti e castigati) affonda invece le unghie nella carne viva della storia. Vi è un’apparente, noncé solidissima, serenità nella Repubblica di Gilead. Un’apparenza che cela sotto di sé il dramma più antico dell’umanità per quanto concerne la condizione femminile: la capacità di generare nuovi individui. Un dramma che si declina in decine di modalità: l’incapacità di concepire, quella di farlo e pertanto essere sfruttate, ma anche la condanna morale per le scelte riproduttive compiute prima dell’avvento dela teocrazia.

Non solo, perché all’illustratrice viene contestata la quasi assenza di persone afroamericane. Questa è però una critica derivata dalla mancata lettura del romanzo originale, nel quale la Atwood specifica come le persone di colore siano state rinviate in alcune aree del Midwest, in un’ottica simile a quella dell’apartheid sudafricano. Dato invece modificato nella serie TV.

Il fumetto è un’opera completa in grado di introdurre nuovi lettori al mondo creato da Margaret Atwood, ma anche di fidelizzare gli interessati rimasti più tiepidi rispetto alla serie TV… nonché di soddisfare i veri appassionati!

Nel fumetto troverete una terza dimensione della storia di Margaret Atwood, più onirica e ancora più vivida di quella del romanzo, ma soprattutto più cruda di quella della serie TV. Per ora è ordinabile online o presso alcune librerie nella versione inglese, attualmente l’unica disponibile. Online non si trovano notizie circa future traduzioni, ma visto lo straordinario successo dell’opera è abbastanza sicuro che non tarderanno ad arrivare!

Oggi esce ‘Una merce molto pregiata’: breve recensione per una favola ambientata al tempo della Shoah.

IBS.it mi ha offerto la possibilità di ricevere
in anteprima ‘Una merce molto pregiata‘,
il più recente lavoro di Jean-Claude Grumberg,
in uscita oggi per Guanda editore.

Grumberg è autore di una trentina di opere teatrali, nonché applaudito sceneggiatore che ha collaborato con Truffaut e Costa-Gavras, vincendo numerosi  premi molto prestigiosi. Nella veste di scrittore, già nel 2003 aveva esordito con l’autobiografia ‘Mon père. Inventaire‘, nella quale raccontava la tragedia che ha segnato la sua esistenza. Il padre e i nonni furono infatti vittime di un rastrellamento nel 1942 a Parigi, dalla quale furono deportati prima al Camp de Drancy e poi ad Auschwitz (convoglio n. 49 del 2 marzo 1943), senza mai fare ritorno. Jean-Claude e il fratello vennero quindi condotti alla Maison des enfants de Moissac, rifugio che protesse quasi 500 tra neonati, bamnini e adolescenti ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

‘Una merce molto pregiata’ è a tutti gli effetti una favola, un racconto breve, ma dalla straordinaria intensità morale ed emozionale. Ma non solo, perché il cuore della vicenda riguarda il ruolo dei genitori, delle persone che mettono al mondo ai figli, di quelle che non vi riescono ma amano incondizionatamente, spesso dopo aver sofferto molto per quella mancanza.

Certo, di tutte le riflessioni contemporanee sulla maternità, sull’infertilità e sulla relazione tra scienza e diritto in questo libro non troverete delle precise eco… tutt’al più dovrete provare, se vorrete, a decodificare alcune metafore per poi re-interpretarle. Dovrete spostare il vostro punto di visuale accettando di abbandonare i pre-giudizi (in senso neutro) e ponendovi delle domande su quelle che potrebbero essere le vostre scelte se posti davanti al medesimo dilemma morale che coinvolge i protagonisti. Perché se il contesto del racconto è quello dell’orrore della Shoah, un’attenta, quanto delicata, trasposizione di certi elementi sarà possibile anche verso altre epoche storiche.

Vi verrà facile operare questa lettura, proprio perché si tratta di una favola, un racconto che con semplicità disarmante pone i lettori di fronte alla verità morale, o quanto meno agli interrrogativi che ne sono alla base…


 

– Titolo originale dell’opera: ‘La Plus Précieuse des marchandises’
– ‘Una merce molto pregiata’, Guanda editore, 112 pp., 18/04/2019