Consigli di lettura per piccole lettrici e piccoli lettori sul tema della fecondazione assistita!

Se siete di Torino, o semplicemente appassionati di lettura ed editoria, saprete che sta per tenersi il Salone internazionale del libro di Torino (#SalTo), la cui edizione 2024 (9-13 maggio) si intitolerà Vita Immaginaria.

Quindi ecco per voi qualche consiglio di lettura… nello specifico sul tema della fecondazione assistita raccontata a piccine e piccini!!

Avevamo già parlato di “Storia di Cristallo di Neve… non di cavoli, né di cicogne” (edito da Valentina Edizioni) e intervistato le autrici: Francesca Fiorentino, l’autrice dei testi, ed Erica Lucchi, l’illustratrice di questo albo sul tema della fecondazione assistita con un dono di gameti (ovociti e/o spermatozoi), comunemente nota in Italia come eterologa“. Potete ritrovare l’intervista qui!

In questo post vorrei invece proporvi altri due albi, il cui pregio, al pari di “Storia di Cristallo di Neve“, non sta esclusivamente nell’estrema qualità delle illustrazioni, ma specialmente nella capacità di normalizzare un tema che troppo a lungo (e talvolta ancora oggi) è stato oggetto di tabù e stigmatizzazione. In questo contesto, poter spiegare con semplicità, attraverso una storia, quali sono le premesse psicologiche, emotive e anche mediche di una fecondazione assistita… diventa assolutamente importante. Spiegarlo alle più piccole e ai più piccoli, che siano nati da una fecondazione assistita o meno, diventa certamente essenziale! Bambine e bambini costruiscono sin dalla prima infanzia il mondo che vivremo domani e, sostituendo ai segreti e ai silenzi delle spiegazioni a loro misura, i risultato sociale e culturale è assicurato.

Il primo albo che vi consiglio oggi è “Storia di un bambino al microscopio” di Lucia Maroni e con le illustrazioni di Anna Formilan (Publistampa Edizioni). Una storia che parla ai cuori attraverso la descrizione del desiderio e dell’attesa di un figlio che non arriva, eppure è presente nel quotidiano dei suoi futuri genitori:

Ci sono poi scintille più pigre, timide, lente, che se ne stanno al caldo nei sogni dei loro genitori e hanno bisogno di tanto tempo prima che tutti possano vederle”.

E’ il racconto di un semino e di un uovo che si incontrano sotto a un microscopio, attraverso la celebrazione delle persone che metto in atto la scienza. Perché è un albo che parla del ruolo della scienza, certamente, ma grazie all’esperienza umana, ricca di determinazione, desideri e speranze. Qui potete trovare il profilo Instagram di Lucia Maroni e della “Storia di un bambino al micriscopio“, per scoprire di più e poterla seguire!

Il secondo albo che vi indico è “Il viaggio di Blastociccio” di Paola Russo e con le illustrazioni di Clara Esposito (Editrice Rotas). Anche in questo racconto il protagonista è il desiderio, perché Blastociccio, il protagonista, si svegli all’improvviso “dove dormono i sogni”:

– “Se qui dormono i sogni, allora io ero un sogno! Ma di chi?”

– “Dovrai scoprirlo da solo. E’ ora di partire. A casa tua ti stanno aspettando”.

Blastociccio [1], un piccolo pinguino, è sperso in un mondo dove non sa da dove viene, ma sa che deve intraprendere un cammino per scoprire chi l’ha sognato per potergli dare la vita. Il racconto affronta, in modo adatto alle più piccine e ai più piccini, anche l’aspetto della crioconservazione degli embrioni [2] e del percorso che i nati grazie a queste tecniche hanno affrontato. Lo strumento narrativo è quello metaforico: un riferimento esplicito ai professionisti sanitari e ai laboratori non viene tracciato, ma evocato come concetto in grado di essere appreso da bimbe e bimbi… per articolarlo poi durante la crescita!
Qui potete trovare il profilo Instagram di Paola Russo e de “Il viaggio di Blastociccio“, per scoprire di più e poterla seguire!

L’importanza dei libri e degli albi sul tema della fecondazione assistita, come scrivevo qualche riga fa, risiede soprattutto nella capacità di normalizzare le relative biotecnologie che, nonostante più di 40 anni di storia… continuano a porre difficoltà concettuali alle persone che non le abbiano provate sulla propria pelle. Difficoltà che si sommano a contesti sociali talvolta avversi e a normative spesso inique e insensate. Normalizzare, in questo caso, significa promuovere una cultura inclusiva verso le diverse storie che ogni famiglia ha alle spalle.


[1] Il nome deriva chiaramente da blastocisti, una fase dello sviluppo embrionale (successiva alla morula) che si verifica tra il 4° e il 14° giorno dalla fecondazione dell’ovocita da parte dello spermatozoo.

[2] La crioconservazione è un termine che descrive la procedura in cui le cellule (spermatozoi, ovociti, embrioni) vengono immerse in una soluzione di sali e composti organici (crioprotettore) e portate a temperature molto basse, fino alla conservazione a –196°C in azoto liquido.

Lazzaro Spallanzani e i primi esperimenti di fecondazione “artificiale” nel 1777 / consigli di lettura

La fecondazione assistita è oggi una tecnica diffusa e rispetto alla quale, anche in Italia, e con l’aiuto dei social network, si sta lentamente dipanando la fitta nebbia del tabù dell’infertilità. Una tecnica, più correttamente un insieme di tecniche tra loro eterogenee e indirizzate alla risoluzione di diversi problemi di ordine clinico, traumatico o sociale alla base della difficoltà di concepire un/a figlio/a.

Ciò che è sicuramente meno noto è come la fecondazione “artificiale” sia stata realizzata per la prima volta nel 1777 a opera dell’amata Lazzaro Spallanzani, nel corso di una serie di esperimenti (o “sperienze”) su diverse specie di anfibi (per la ricostruzione più approfondita del profilo di Spallanzani, potete leggere qui un mio articolo scientifico).

Lazzaro Spallanzani (1729-1799)

Inizialmente impegnato negli studi in legge, Spallanzani subì presto il fascino delle scienze naturali, laureandosi in Biologia anche grazie alla preziosa guida della cugina Laura Bassi, prima donna al mondo a occupare una cattedra universitaria.

Laura Bassi (1711-1778)

L’esordio come scienziato avvenne attraverso con le Lettere due sopra un viaggio nell’Appennino Reggiano e al lago di Ventasso, riguardanti il problema dell’origine delle sorgenti. Una figura a tuttotondo, perfettamente coerente con l’immagine di quello che sarà lo scienziato dell’800, un erudito dalla fine curiosità verso i più diversi fenomeni naturali.

Erede della tradizione galileiana, Lazzaro Spallanzani ha condotto con instancabile impegno ricerche originali in numerosi ambiti della storia naturale. Per Spallanzani tutta la natura è un immenso laboratorio – compreso il nostro stesso corpo – e ogni esperienza rappresenta un’occasione per strappare una briciola di verità nascosta nella profondità del reale: la conoscenza, dunque, vissuta come esperienza totale in grado di investire l’intera esistenza.
Paolo Mazzarello (al fondo del post, nei consigli di lettura)

Tornando alla fecondazione artificiale, e più in generale ai fenomeno connessi alla generazione, Spallanzani fu il primo a contestare la consistenza dell’antica teoria della “generazione spontanea“, secondo cui la vita nascerebbe in modo spontaneo dagli elementi naturali inanimati, in quanto comunque dotati di influssi vitali. Nel 1765 ne dimostrò per primo l’infondatezza, con un saggio (Saggio di osservazioni Microscopiche sul Sistema della Generazione de’ Signori di Needham e Buffon) i cui risultati saranno ripresi e ampliati da Pasteur.

Approfondì quindi, a partire da tali osservazioni, il problema della riproduzione, ottenendo nel 1777 la prima fecondazione artificiale, usando uova di rana e rospo (i risultati delle “sperienze” furono raccolti nelle Dissertazioni di fisica animale e vegetale).

uova di rana

La questione di fondo nelle ricerche di Spallanzani in ambito di riproduzione si riduceva, almeno inizialmente, al ruolo dello sperma nella fecondazione e nello sviluppo. La scelta ricadde su cavie di natura anfibia per due ragioni essenziali: l’ampia reperibilità delle cavie e il processo extracorporeo di fecondazione (che ne facilitava quindi l’osservazione, nonché l’eventuale controllo).

Acquisite le cavie, il primo problema che si presentò a Spallanzani fu quello di chiarire, e quindi distinguere, le modalità di accoppiamento degli anfibi dall’effettiva presenza del seme maschile. Come risolse la questione l’ingegnoso scienziato? Ricamando, per così dire, delle specifiche mutandine (culottes) per rane e rospi. L’idea di per sé era già stata impegnata dal biologo e filosofo svizzero Charles Bonnet (con cui Spallanzani intrattenere un denso rapporto epistolare), che tuttavia non fu in grado di portare a compimento le proprie ipotesi a causa della cattiva scelta del materiale per questa particolare biancheria intima per le cavie. Spallanzani impiegò dapprima parti di vesciche animali e, successivamente, il taffettà. Indiscutibilmente una scelta di stile.

Charles Bonnet (1720-1793)

Attraverso le culottes, Spallanzani riuscì sia a raccogliere il seme maschile, sia a impedire allo stesso di entrare in contatto con le uova. Riuscì quindi a dimostrare come la fecondazione richiedesse il contatto fisico tra liquido seminale e uovo, dimostrando una volta per tutte l’infondatezza delle credenze sul potere dell’ “aura spermatica” (una specie di effluvio del seme maschile che, secondo alcuni, avrebbe avuto un potere generativo).

Dimostrata la fecondazione artificiale negli anfibi, intraprese l’esperimento su un cane di sesso femminile (barboncino di «mediocre grandezza»), segregata fino al momento dell’estro, a seguito del quale, a mezzo di una siringa, iniettò nell’utero dell’animale il seme di un esemplare maschio della stessa razza. Dopo 62 giorni, la femmina partorì tre cagnolini: tale esperimento, unitamente alla lunga serie condotta su rane e rospi, dimostrò inconfutabilmente il potere generativo del liquido spermatico. Ciò che mancò nella costruzione teorica dello scienziato fu però la dimostrazione del ruolo degli spermatozoi nell’inseminazione, nonostante numerosi esperimenti di diluizione del liquido seminale con altre componenti (urina, aceto, olio di noce, siero di latte, coloranti, acqua ecc.). Diluito e filtrato, secondo Spallanzani il liquido manteneva le proprie capacità addirittura quando privato di «vermicelli spermatici», arrivando a teorizzare come lo sviluppo dell’uovo andasse attribuito a una specie di reazione chimico-fisica del liquido seminale in sé, al di là dalla presenza degli spermatozoi.

Spallanzani fu anche pioniere nell’ambito della divulgazione scientifica, cercando di veicolare in modo semplificato i risultati delle proprie ricerche anche negli ambiti nobiliari, con esilaranti siparietti nei quali Spallanzani illustrava alle nobildonne modi e peculiarità degli accoppiamenti di anfibi e mammiferi.

Alcuni consigli di lettura per chi volesse approfondire:

Per la figura a tuttotondo di Spallanzani, magistralmente descritta da Paolo Mazzarello, L’intrigo Spallanzani, Bollati Boringhieri, 2021.

Francesco Agnoli, Enzo Pennetta, Lazzaro Spallanzani e Gregor Mendel, Cantagalli, 2012 (un interessante parallelo tra i due scienziati).

Lazzaro Spallanzani, I giornali delle sperienze e delle osservazioni. I giornali della generazione, Giunti, 1994 (trascrizione, con tanto di illustrazioni da Spallanzani disegnate, dei diari sugli esperimenti sulla fecondazione artificiale).

Jean Rostant (trad. it. G. Barberis), Lazzaro Spallanzani e le origini della biologia sperimentale, Einaudi, 1967.

La riforma della bioetica in Francia, Parte I. La “PMA pour toutes”.

Il 29 giugno 2021 l’Assemblée Nationale (il Parlamento francese) ha definitivamente approvato, con 326 voti favorevoli e 115 contrari, il progetto di legge in materia di bioetica. Si è trattato di un processo cominciato nel 2018 e che si è articolato in diverse fasi, anche fuori dalle aule parlamentari.

Una premessa è d’obbligo: in Francia le “leggi di bioetica” devono essere sottoposte a un vaglio periodico, affinché non trascorra un tempo eccessivo e le esigenze sociali siano frequentemente sondate e discusse. La prima legge francese di bioetica[1], del 1994, ha previsto quindi che ogni 7 anni si mettesse in atto una revisione della materia. Così è stato e nel 2018 sono iniziati i lavori preparatori, che prevedono anche, e soprattutto, la consultazione della società civile rispetto a temi quali fecondazione assistita, ricerca su tessuti ed elementi del corpo umano (es. embrioni), eutanasia, cure palliative, etc.

I lavori si sono rivelati piuttosto complessi, specialmente per gli interventi decisamente non progressisti proposti nelle letture del Senato francese. In ogni caso, la nuova legge è stata felicemente promulgata il 2 agosto 2021.

Quali sono le principali novità contenute? La prima, che i media impiegano ormai da qualche mese come sinonimo per indicare l’intera legge, è quella della legalizzazione della fecondazione assistita per coppie lesbiche e per donne single (PMA pour toutes – PMA per tutte). La novità, tanto attesa quanto prevista, dovrebbe permettere a migliaia di donne di non recarsi più all’estero alla ricerca di una gravidanza. Più rilevante è il risultato del riconoscimento legale delle famiglie arcobaleno composte da due mamme: prima della riforma, infatti, il riconoscimento del legame di filiazione (madre-figlia/o) non era prevista se non nei confronti della donna che avesse effettivamente partorito.  

La Procréation Médicalement Assistée pour toutes (PMA per tutte) è quindi il perno della riforma, anche perché ha implicato una radicale rivisitazione della funzione stessa della fecondazione assistita. Dal 1994 al 2021, infatti, la fecondazione assistita in Francia era prevista per «remédier à l’infertilité d’un couple ou d’éviter la transmission à l’enfant ou un membre du couple d’une maladie d’une particulière gravité»[2] (“risolvere l’infertilità di una coppia oppure per evitare la trasmissione al nascituro o a un membro della coppia di una malattia di una certa gravità”). La riforma cambia punto di visuale e prevede che la fecondazione assistita sia «destinée à répondre à un projet parental» (“funzionale a realizzare un progetto genitoriale”).

La differenza non è solo terminologica, né risulta di poco peso. Si tratta infatti di svincolare completamente la fecondazione assistita da una premessa patologica, dall’esistenza di un’infertilità biologica-organica, per ancorarla al semplice desiderio di realizzare un progetto parentale… al di là di malattie che affliggano la fertilità o della cosiddetta “infertilità sociale” (la constatazione per cui una coppia dello stesso sesso non possa riprodursi senza l’intervento di una terza persona e/o della scienza).

Come funzionerà nella pratica la PMA pour toutes? Innanzitutto sarà completamente rimborsata dalla Securité sociale (il sistema pubblico di tutela delle persone dai “rischi sociali”, difficilmente traducibile in italiano in breve): le coppie di donne e le donne single che si sottoporranno alle cure, potranno farlo presso gli enti pubblici a titolo gratuito (dietro rimborso). Inoltre la donna che partorirà, si vedrà riconoscere il legame filiazione a mezzo del parto (art. 311-25 Code civil – CC), mentre la partner attraverso una reconnaissance conjointe (riconoscimento congiunto) formulato in anticipo davanti a un notaio (futuri artt. 342-11 e 342-12 CC).

Infine, per tutelare i diritti dei bambini già nati all’estero negli anni passati da una coppia di donne, la riforma prevede che per i prossimi tre anni sarà possibile ricorrere a una reconnaissance conjointe anticipée anche per questi casi. Bambini e bambine spesso chiamati, dai media francesi, “bébés Thalys”, dal nome del treno (il Thalys) che connette Parigi, Bruxelles e Amsterdam. Il Belgio e l’Olanda, insieme alla Spagna, sono infatti le principali destinazioni delle coppie lesbiche, ma anche eterosessuali, alla ricerca delle cure per la fertilità per cui nei Paesi di origine le liste di attesa risultano eccessivamente lunghe.

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[1] Si tratta in realtà di un insieme di tre diverse leggI: la loi n° 94-548 du 1er juillet 1994 relativa al trattamento dei dati personali in ambito di ricerca medica[1], la loi n° 94-653 du 29 juillet 1994 in fatto di rispetto del corpo umano e la loi n° 94-654 du 29 juillet 1994 in materia di dono e utilizzo degli elementi e dei prodotti del corpo umano, di fecondazione medicalmente assistita e di diagnosi prenatale.

[2] Art. L. 2141-2 del Code de la Santé Publique (Codice della Salute Pubblica)