La fecondazione assistita è oggi una tecnica diffusa e rispetto alla quale, anche in Italia, e con l’aiuto dei social network, si sta lentamente dipanando la fitta nebbia del tabù dell’infertilità. Una tecnica, più correttamente un insieme di tecniche tra loro eterogenee e indirizzate alla risoluzione di diversi problemi di ordine clinico, traumatico o sociale alla base della difficoltà di concepire un/a figlio/a.
Ciò che è sicuramente meno noto è come la fecondazione “artificiale” sia stata realizzata per la prima volta nel 1777 a opera dell’amata Lazzaro Spallanzani, nel corso di una serie di esperimenti (o “sperienze”) su diverse specie di anfibi (per la ricostruzione più approfondita del profilo di Spallanzani, potete leggere qui un mio articolo scientifico).

Inizialmente impegnato negli studi in legge, Spallanzani subì presto il fascino delle scienze naturali, laureandosi in Biologia anche grazie alla preziosa guida della cugina Laura Bassi, prima donna al mondo a occupare una cattedra universitaria.

L’esordio come scienziato avvenne attraverso con le Lettere due sopra un viaggio nell’Appennino Reggiano e al lago di Ventasso, riguardanti il problema dell’origine delle sorgenti. Una figura a tuttotondo, perfettamente coerente con l’immagine di quello che sarà lo scienziato dell’800, un erudito dalla fine curiosità verso i più diversi fenomeni naturali.
Erede della tradizione galileiana, Lazzaro Spallanzani ha condotto con instancabile impegno ricerche originali in numerosi ambiti della storia naturale. Per Spallanzani tutta la natura è un immenso laboratorio – compreso il nostro stesso corpo – e ogni esperienza rappresenta un’occasione per strappare una briciola di verità nascosta nella profondità del reale: la conoscenza, dunque, vissuta come esperienza totale in grado di investire l’intera esistenza.
Paolo Mazzarello (al fondo del post, nei consigli di lettura)
Tornando alla fecondazione artificiale, e più in generale ai fenomeno connessi alla generazione, Spallanzani fu il primo a contestare la consistenza dell’antica teoria della “generazione spontanea“, secondo cui la vita nascerebbe in modo spontaneo dagli elementi naturali inanimati, in quanto comunque dotati di influssi vitali. Nel 1765 ne dimostrò per primo l’infondatezza, con un saggio (Saggio di osservazioni Microscopiche sul Sistema della Generazione de’ Signori di Needham e Buffon) i cui risultati saranno ripresi e ampliati da Pasteur.
Approfondì quindi, a partire da tali osservazioni, il problema della riproduzione, ottenendo nel 1777 la prima fecondazione artificiale, usando uova di rana e rospo (i risultati delle “sperienze” furono raccolti nelle Dissertazioni di fisica animale e vegetale).

La questione di fondo nelle ricerche di Spallanzani in ambito di riproduzione si riduceva, almeno inizialmente, al ruolo dello sperma nella fecondazione e nello sviluppo. La scelta ricadde su cavie di natura anfibia per due ragioni essenziali: l’ampia reperibilità delle cavie e il processo extracorporeo di fecondazione (che ne facilitava quindi l’osservazione, nonché l’eventuale controllo).
Acquisite le cavie, il primo problema che si presentò a Spallanzani fu quello di chiarire, e quindi distinguere, le modalità di accoppiamento degli anfibi dall’effettiva presenza del seme maschile. Come risolse la questione l’ingegnoso scienziato? Ricamando, per così dire, delle specifiche mutandine (culottes) per rane e rospi. L’idea di per sé era già stata impegnata dal biologo e filosofo svizzero Charles Bonnet (con cui Spallanzani intrattenere un denso rapporto epistolare), che tuttavia non fu in grado di portare a compimento le proprie ipotesi a causa della cattiva scelta del materiale per questa particolare biancheria intima per le cavie. Spallanzani impiegò dapprima parti di vesciche animali e, successivamente, il taffettà. Indiscutibilmente una scelta di stile.

Attraverso le culottes, Spallanzani riuscì sia a raccogliere il seme maschile, sia a impedire allo stesso di entrare in contatto con le uova. Riuscì quindi a dimostrare come la fecondazione richiedesse il contatto fisico tra liquido seminale e uovo, dimostrando una volta per tutte l’infondatezza delle credenze sul potere dell’ “aura spermatica” (una specie di effluvio del seme maschile che, secondo alcuni, avrebbe avuto un potere generativo).
Dimostrata la fecondazione artificiale negli anfibi, intraprese l’esperimento su un cane di sesso femminile (barboncino di «mediocre grandezza»), segregata fino al momento dell’estro, a seguito del quale, a mezzo di una siringa, iniettò nell’utero dell’animale il seme di un esemplare maschio della stessa razza. Dopo 62 giorni, la femmina partorì tre cagnolini: tale esperimento, unitamente alla lunga serie condotta su rane e rospi, dimostrò inconfutabilmente il potere generativo del liquido spermatico. Ciò che mancò nella costruzione teorica dello scienziato fu però la dimostrazione del ruolo degli spermatozoi nell’inseminazione, nonostante numerosi esperimenti di diluizione del liquido seminale con altre componenti (urina, aceto, olio di noce, siero di latte, coloranti, acqua ecc.). Diluito e filtrato, secondo Spallanzani il liquido manteneva le proprie capacità addirittura quando privato di «vermicelli spermatici», arrivando a teorizzare come lo sviluppo dell’uovo andasse attribuito a una specie di reazione chimico-fisica del liquido seminale in sé, al di là dalla presenza degli spermatozoi.
Spallanzani fu anche pioniere nell’ambito della divulgazione scientifica, cercando di veicolare in modo semplificato i risultati delle proprie ricerche anche negli ambiti nobiliari, con esilaranti siparietti nei quali Spallanzani illustrava alle nobildonne modi e peculiarità degli accoppiamenti di anfibi e mammiferi.
Alcuni consigli di lettura per chi volesse approfondire:
Per la figura a tuttotondo di Spallanzani, magistralmente descritta da Paolo Mazzarello, L’intrigo Spallanzani, Bollati Boringhieri, 2021.
Francesco Agnoli, Enzo Pennetta, Lazzaro Spallanzani e Gregor Mendel, Cantagalli, 2012 (un interessante parallelo tra i due scienziati).
Lazzaro Spallanzani, I giornali delle sperienze e delle osservazioni. I giornali della generazione, Giunti, 1994 (trascrizione, con tanto di illustrazioni da Spallanzani disegnate, dei diari sugli esperimenti sulla fecondazione artificiale).
Jean Rostant (trad. it. G. Barberis), Lazzaro Spallanzani e le origini della biologia sperimentale, Einaudi, 1967.
