PMA per le coppie di donne e le donne single: il Senato francese approva la proposta.

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Una prima tranche di lavori del Senato francese, sulla riforma della bioetica, si è conclusa mercoledì 22 gennaio in tarda serata. Intorno a mezzanotte c’è stata la conferma che il primo articolo del progetto di legge è stato approvato con 160 voti favorevoli e 116 contrari.

Il Senato ha quindi avallato la proposta dell’Assemblée Nationale, aprendo la strada alla

PMA per le coppie di donne
e per le donne single
(nota in Francia come PMA pour toutes)!

Agnès Buzyn, Ministro della salute in Francia, ha sottolineato come quest’apertura possa

« shockare qualcuno per delle ragioni culturali, ma essa non modifica i principi fondamentali delle nostre leggi in materia di bioetica, tra i quali rilevano il divieto di commercializzazione del corpo umano, la dignità del corpo umano e il dono su base altruistica ».

Contro questa parte della riforma si sono mobilitate una ventina di associazioni, allineatesi nei ranghi capitanati dalla Manif pour Tous, una lobby creata in Francia nel 2012, al fine di contrastare l’allora progetto di legge noto come Mariage pour Tous, poi approvato nel 2013. La Manif osteggia sistematicamente non solo il matrimonio omosessuale, ma anche qualsiasi forma familiare che non rientri nello schema eterosessuale tradizionale, giungengo a sostenere l’esistenza di un complotto a sostegno della diffusione dell’ “ideologia gender“. Domenica 19 gennaio a Parigi la Manif pour Tous, insieme ad alcune associazioni sue satelliti, è riuscita a radunare circa 40mila manifestanti al grido di: «PMA, GPA, on n’en veut pas» (opposizione assoluta a ogni forma di Procreazione Medicalmente Assistita e Gestazione per Altri).

Le voci contrarie si sono comunque levate anche in aula, dove Guillaume Chevrollier (Les Républicains) ha domandato ai colleghi:

« quale avvenire può prospettarsi per i bambini privati di un padre? ».

Anche Philippe Bas (Les Républicains) ha desiderato mettere in luce

« la spaccatura che si crea nella personalità in formazione di un bambino che diventa adolescente, che poi diventa adulto, quando questa mancanza che si crea in lui non riesce a trovare risposta ».

Non solo, perché il senatore Alain Richard (La République en marche, ma già Ministro della difesa negli anni ’90 tra i ranghi del partito socialista) ha dichiarato:

« io ho votato a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso perché reputavo utile, necessario, il riconoscimento sociale di altre coppie, ma non credo di poter votare a favore di un’evoluzione molto più profonda del genere umano, su cui, io ritengo, la ragione debba trattenerci».

 

In ogni caso il Senato francese ha rifiutato di includere la PMA pour toutes tra le prestazioni a carico del sistema sanitario pubblico (Sécurité sociale), al quale saranno addebitati esclusivamente i percorsi di PMA fondati su un criterio patologico. Criterio che il Senato ha voluto strenuamente mantenere anche per quanto riguarda la coppie eterosessuali, a differenza di quanto fortemente richiesto dal Governo. Quest’ultimo avrebbe infatti preferito cancellare l’esistenza di una patologia come elemento necessario all’accesso a un percorso di PMA.

La PMA pour toutes rientrava tra le promesse elettorali formulate tra il 2016 e il 2017 dal Presidente Emmanuel Macron, benché i tempi per la riforma si siano notevolmente dilatati rispetto alle previsioni iniziali. L’esame del Senato dovrà prendere in considerazione ben 275 emendamenti presentati negli scorsi giorni. Tra i temi più caldi rimarrà la questione del modo in cui stabilire il legame di filiazione tra la coppia e il/la bambino/a. Questione che si porrà anche rispetto alle coppie eterosessuali. Alla fine dell’esame del Senato, il progetto dovrà tornare al vaglio dell’Assemblée Nationale, che avrà l’ultima parola in materia.

 

 

 

Chi ha paura della PMA? Definizioni introduttive anti-confusione

#EuropeanFertilityWeek2019

Nel cuore della Settimana europea della fertilità, al fine di aumentare la consapevolezza sul tema, credo sia importante considerare l’aspetto delle definizioni, per poter approcciare un universo molto vasto. Il dibattito pubblico infatti soffre spesso di eccessive semplificazioni e fraintendimenti, che poi si trovano alla pase di diffusi pregiudizi.

Avviso ai naviganti: questo post non si può considerare esauriente, ma tuttalpiù introduttivo ed efficace per iniziare a dipanare parte della fitta nebbia che circonda i dibattiti sulla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

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Partiamo proprio dai termini: si discute spesso senza alcuna distinzione di “fecondazione assistita”, “procreazione medicalmente assistita”, “fecondazione artificiale”, “procreazione artificiale” e altri concetti più o meno attinenti. Ciascuna di queste formule ha un’origine in un determinato e specifico contesto:
– religioso (pro-creare, la creazione di Dio attraverso l’uomo),
– filosofico (fecondazione artificiale perché contrapposta a una naturale),
– storico (fecondazione assistita in quanto realizzata grazie al lume di un medico, alla sua specifica competenza scientifica).

Ma che cos’è la PMA in concreto? La PMA comprende procedure di varia natura:

people woman blue girl

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chirurgica, farmacologica, medica… messe in pratica con il trattamento delle cellule riproduttive, i gameti, sia maschili (spermatozoi) che femminili (ovociti) al fine di aiutare o permettere il processo riproduttivo (1).

Queste tecniche possono essere realizzate in vivo, cioè con l’introduzione degli spermatozoi direttamente nell’utero dopo aver monitorato l’ovulazione femminile (inseminazione intrauterina semplice – IUI).

Altrimenti la PMA può essere portata a termine in vitro (in vitro fertilisation – IVF o fecondazione in vitro con embryo transfer – FIVET) con un procedimento più complesso. Si tratta infatti di prelevare chirurgicamente dei gameti femminili, prodotti grazie a una precedente stimolazione ormonale.
L’embrione è dunque creato in laboratorio fecondando gli ovociti con gli spermatozoi. In caso di successo nello sviluppo, l’embrione o gli embrioni sono poi “trasferiti” nell’utero della donna. Con “impianto” dell’embrione si intende invece il momento in cui esso attecchisce all’utero dando luogo a un inizio di gravidanza. È perciò vero che nella FIVET ogni impianto derivi da un trasferimento, ma è altrettanto certo che non a ogni trasferimento corrisponda un impianto. Su questo punto tornerò illustrando le sentenze con cui la Corte Costituzionale ha smantellato la Legge 40 e, fidatevi, ci sarà molto di cui riflettere!

adult background beach blue

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In ogni caso, dal punto di vista delle classificazioni, le tecniche di PMA non si dividono solo tra in vivo e in vitro, ma anche in omologhe (quando sia i gameti maschili che quelli femminili appartengano alla coppia che ha un progetto genitoriale) ed eterologhe (quando invece i gameti di uno dei due sessi provengano non dal partner, ma da un soggetto esterno alla coppia). A livello internazionale, tuttavia, le tecniche di PMA sono classificate esclusivamente in base alla loro realizzabilità in vivo o in vitro. Infatti rispondono al nome di Assisted reproductive technology (ART) esclusivamente le tecniche realizzate in vitro (2).

In Italia però la conoscenza comune è molto focalizzata sulla differenza tra PMA omologa o eterologa. Certamente la presenza di un donatore o di una donatrice di gameti rileva al fine legale (al di là di quello medico e psichico), ma nella maggior parte delle leggi occidentali questa presenza non viene sottolineata dall’uso di una specifica terminologia. Un certo retaggio culturale, legato a una specifica morale sessuale e familiare, gioca un ruolo cruciale.

Se siete confusi e avete avuto bisogno di prendere appunti… è normale. Specialmente considerato come l’informazione scientificamente fondata in fatto di infertilità non sia diffusa. Quotidiani e soggetti politici spesso lasciano a desiderare nell’accuratezza delle spiegazioni, permettendo il rafforzamento del tabù, dello stigma sociale e di opposizioni ideologiche talvolta basate su fragili presupposti… e contro questo fenomeno di mala-informazione occorre battersi, non solo durante la European Fertility Week!

 


 

(1) Tra i testi che mi sono risultati più utili per l’approfondimento della parte biologica e medica: FLAMIGNI C., Il primo libro della sterilità, UTET, Torino, 2008; FLAMIGNI C., Il secondo libro della sterilità, UTET, Torino, 2008; TALEVI R., GUALTIERI R., Biologia e tecnologie della riproduzione umana, Piccin, Milano, 2019.

(2) ZEGERS-HOCHSCHILD F., ADAMSON G. D., DE MODZON J. et al., Infertility (clinical definition), in International Committee for Monitoring Assisted Reproductive Technology (ICMART) and the World Health Organization (WHO) revised glossary of ART terminology, 2009, in Fertility and Sterility, Vol. 92, No. 5, November 2009.

 

10 miti da sfatare sull’infertilità!

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Pronti a sfatare qualche mito sull’infertilità?
Fatemi sapere nei commenti se anche voi pensavate fossero reali o se qualcuno di questi vi fosse stato proposto come tale!

#EuropeanFertilityWeek2019

  1. «Soltanto le coppie che non hanno mai avuto un/a bambino/a soffrono di infertilità».
    FALSO. La cosiddetta infertilità secondaria è persino più diffusa di quella primaria e si realizza proprio quando la difficoltà di concepire sia successiva ad una o più gravidanze portate a termine.
  2. «Rilassati: è tutto nella tua testa».
    FALSO. L’infertilità è una patologia o condizione che riguarda l’apparato riproduttivo. Simili parole spostano la responsabilità in capo alla coppia, o al singolo, che non possono invece controllare la situazione. Certamente una riduzione dello stress aumenta la qualità della vita, ma la diagnosi di infertilità e la complessità del percorso possono invece causare disagio e forme depressive da non sottovalutare.

    woman looking towards the sky

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  3. «Voi due lo fate nel modo sbagliato».
    FALSO. Sessualità e riproduzione sono state separate dall’avvento delle biotecnologie in vivo e in vitro già da 40 anni. Questo significa che un disturbo dell’apparato riproduttivo non dice nulla a riguardo della sfera sessuale dell’individuo o della coppia. La posizione e la durata del rapporto non hanno a che vedere con le chances di concepimento. Questa confusione è molto pericolosa, perché porta gli uomini a sentirsi poco virili, comportanto un rafforzamento del tabù e dello stigma sociale!
  4. «Tutti riescono ad avere bambini/e senza problemi».
    FALSO. 25 milioni di cittadini europei soffrono di infertilità, così come 1 coppia su 5 in Europa.
  5. «Nelle donne l’infertilità è più comune che negli uomini».
    FALSO. Si tratta di un pregiudizio con forti connotati sociali, retaggio di secoli di cultura pronatalista e biologista… cioè? Di secoli nei quali intere generazioni di donne sono state cresciute ed educate con l’idea che la loro unica realizzazione possibile fosse quella di procreare. E procreare prole biologicamente loro connessa. Questa impostazione è molto pericolosa, perché porta le donne a sentirsi guasteincompiute, private di un loro senso quando hanno difficoltà a concepire e così comportanto un rafforzamento del tabù e dello stigma sociale!

    broken heart love sad

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  6. «Il/la mio/a partner mi lascerà se non avremo un figlio/a».
    FALSO, o meglio, statisticamente non comprovato. Se da un lato un percorso di Procreazione medicalmente assistita (PMA) può porre a dura prova entrambi i membri della coppia, sia come individui, sia come coppia… dall’altro gli studi dimostrano che nella maggior parte dei casi questo percorso rafforza il legame con il/la partner. Infatti si innescano spesso meccanismi di cooperazione volti al raggiungimento di un medesimo, ardentemente desiderato, obiettivo.
  7. «Adotta un bambino e vedrai che rimarrai incinta».
    FALSO. Per quanto la serenità possa assistere un percorso di lotta all’infertilità, non esistono dati scientifici a supporto di un rapporto causale tra serenità e concepimento. Inoltre pensare all’adozione come mezzo per raggiungere uno scopo è svilente sia per la coppia, che per il/la bambino/a da adottare. Con o senza adozione, le coppie colpite dall’infertilità che non optino per dei trattamenti sanitari hanno circa il 5% di possibilità di concepire.
  8. «Il progresso medico-tecnologico ha esteso l’orologio biologico».
    FALSO. La scienza ha fornito e fornisce sempre di più delle proposte palliative rispetto all’incedere dell’età e all’esaurirsi del tempo fertile nella donna. Basti pensare alla possibilità di crioconservare gli ovociti anche in assenza di una specifica patologia, ma al solo fine di ritardare la maternità (non in tutti i Paesi è legale).
  9. «Le coppie che vogliono provare ad avere un bambino devono aspettare almeno un anno prima di rivogersi a un medico».
    FALSO. Per evitare di perdere tempo utile e, ancora prima, per essere consapevoli del proprio stato di salute riproduttiva sarebbe indispensabile richiedere gli esami preconcezionali per l’uomo e per la donna (gratuiti in Italia), nonché una visita  ginecologica (specialmente quanto la donna non sia solita sottoporsi a controlli di routine.

    bright cardiac cardiology care

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  10.  
  11. «Non riesci a rimanere incinta perché Dio non lo vuole».
    Falso” non è il termine corretto, per chi nutre una sincera fede. Il problema è quello di confondere il piano spirituale con quello medico, caricando di significati morali delle procedure mediche volte a intervenire sull’apparato riproduttivo. Si tratta di un’affermazione che catalizza enormemente il dolore delle coppie credenti.

 

Questo video di Fertility Europe mi è servito da spunto per pensare ad alcuni di questi miti:

I 15 anni della Legge 40: com’era regolata la PMA in Italia prima del 2004?

Ieri la Legge 19 febbraio 2004 n. 40, più nota come Legge 40, ha compiuto 15 anni di vigore. Del testo originale, contenente le “norme in materia di procreazione medicalmente assistita” (PMA), molte parti sono state cancellate dall’intervento dei giudici costituzionali.

L’impatto della PMA sulla popolazione nel nostro Paese, dal punto di vista quantitativo, non può essere valutato con estrema precisione. Le lunghe attese dei servizi e i divieti ancora in vigore spingono infatti molte persone a a cercare le cure all’estero, specialmente in Spagna, Repubblica Ceca, Belgio e Olanda. Limitatamente a chi accede a una PMA in Italia, i dati del ministero della Salute relativi al 2016 ci rivelando che i neonati nati vivi dopo una PMA sono stati quell’anno 13.582, a fronte di 97.656 cicli di fecondazione realizzati. Il tasso di riuscita si attesta quindi al 13,91%.

Ma la PMA è sempre stata vietata o fortemente limitata nel nostro Paese?
In realtà no, anzi, prima del 2004 l’Italia figurava tra gli Stati in grado di offrire cure per la fertilità a chi decideva di eludere i divieti esistenti nel proprio Paese. Tuttavia l’accettazione della PMA non è stata immediata, né priva di ostacoli.

Il primo intervento in materia è stato quello del Ministro della Sanità Degan, Costante_Degan.jpg che con una circolare ministeriale nel 1985 vietò il ricorso a tecniche di fecondazione con gameti estranei alla coppia (fecondazione eterologa) nei centri pubblici. Diversamente, in quelli privati, il dono di gameti non solo era consentito, ma rivolto anche alle coppie non sposate.

Successivamente, a causa dello scandalo del sangue infetto da HIV che colpì numerosi CSIRO_ScienceImage_2724_HIVpositive_blood_cell_vs_HIVnegative_Blood_Cell sistemi sanitari, il Ministro della Sanità Donat Cattin emanò una circolare (n. 19 del 1987), con la quale vennero identificate le misure per evitare il contagio attraverso l’impiego di seme maschile infetto. Nel 1992 le disposizioni vennero aggiornate, sancendo chiaramente anche il principio di anonimato del donatore (circolare ministeriale n. 17).

Nel 1995 il Codice di Deontologia Medica stabilì poi numerosi divieti: dalla Gestazione per Altri (GPA), passando per la diagnosi genetica preimpianto (DGP), attraverso la PMA post mortem, per giungere all’esclusione della PMA per le donne in c.d. menopausa precoce. Il Codice consentiva in compenso ai medici di mettere in pratica le fecondazioni eterologhe.

Il panorama delle norme si arricchì nel 1997, quando due ordinanze del Ministero della 43256877782_a04dda3cd3_b.jpg  Sanità sancirono l’illegalità da un lato di qualsiasi forma di remunerazione per i donatori di gameti ed embrioni, dall’altro la sperimentazione diretta a clonare esseri umani o animali. All’origine del divieto di clonazione vi era lo scalpore suscitato dal noto caso della pecora Dolly, il primo mammifero a essere clonato con successo nel 1996.

Infine, prima dell’avvento della Legge 40, due ordinanze del Ministro della Salute Sirchia vietarono l’esportazione di embrioni e gameti all’estero (dicembre 2002).

La Legge 40 è stata quindi il primo atto normativo a contenere la regolazione completa della materia, aggiungendo però un cospicuo numero di limiti all’accesso o alla pratica delle fecondazioni artificiali.  Quali? Ce ne occuperemo nelle prossime settimane, dedicando un articolo a ogni divieto per capire nello specifico come funzionino le tecniche e quali di queste siano oggi permesse!

 

 

 

Becoming, l’autobiografia rivoluzionaria di Michelle Obama.

Penna Vagante è stato inaugurato trattando dell’uscita
dell’autobiografia di Michelle Obama (potete trovare il primo articolo qui),
così ho deciso di dare inizio alla sezione Recensioni del blog proprio con
Becoming – La mia storia
.

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Il libro va indubbiamente inserito nella categoria delle autobiografie. Ciononostante, sin dalle prime pagine l’autrice non sembra interessata tanto a raccontare una storia, quanto a rivolgersi direttamente ai propri lettori, ma soprattutto alle proprie lettrici.

La chiave di lettura in questo senso va ricercata in un’affermazione nella prefazione:

“Sono stata spesso l’unica donna e l’unica persona afroamericana presente nella stanza, in molte stanze”.

Il libro ha una struttura piuttosto semplice: dalla prima parte dal titolo ‘Diventare me stessa’, si passa al racconto dedicato alla coppia Obama (‘Diventare noi stessi’) per arrivare alla storia di come la carriera politica di Barack abbia portato l’intera famiglia a diventare residente alla Casa Bianca (‘Diventare qualcosa di più’). Altrettanto semplici sono lo stile e il registro, che permettono una lettura rapida, ma mai annoiata.

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Le umili origini dell’ex first lady statunitense vanno ricercate nel South Side di Chicago, una vasta area in cui povertà e criminalità prosperano da decenni. Nata in una famiglia proletaria, Michelle Obama ci accompagna per mano attraverso la propria crescita personale e professionale, senza mai tralasciare affermazioni universalizzanti in grado di farci riconoscere almeno in uno dei segmenti di storia tratteggiati nel libro.

Dei numerosi spunti di riflessione che Becoming offre, uno in particolare è salito agli onori delle cronache prima che il libro arrivasse sugli scaffali delle librerie di tutto il mondo. Michelle Obama ha infatti rivelato a pochi giorni dall’uscita come il proprio percorso di maternità fosse stato segnato da un aborto spontaneo e dal ricorso a tecniche di fecondazione in vitro (FIV/IVF). Di fatto, in modo rivoluzionario, l’ex first lady ha offerto uno scorcio della propria vita personale indagandone non solo uno dei profili più intimi, ma anche più stigmatizzati.

Michelle Obama affronta dunque in modo diretto
due tabù sociali fortemente radicati.

Il primo è quello degli aborti spontanei, attorno ai quali aleggia un’aura di mistero e vergogna. Delle gravidanze che non giungono a compimento non si parla, abbandonando le donne ad affrontare paure e senso di fallimento di fronte a quello che, statisticamente, è un evento molto frequente. Ancora peggio, l’idea diffusa che una donna possa essere tale e realizzarsi soltanto attraverso la maternità comporta il sorgere della convinzione che una donna con problemi di fertilità sia una donna incompleta. Per non dire guasta. Il silenzio è quindi il primo elemento su cui si costruisce il tabù:

“Se dovessi aprire un dossier sulle cose che nessuno ti dice finché non ti ci trovi in mezzo, potrei cominciare con gli aborti [spontanei; miscarriages]. Un aborto [spontaneo; miscarriage] è un’esperienza solitaria, dolorosa e demoralizzante a livello quasi cellulare. Quando ti succede, tendi a considerarlo un tuo fallimento personale, e invece non lo è. […] Quello che nessuno ti dice è che gli aborti [spontanei; miscarriage] capitano di continuo, a più donne di quante immaginiamo, dato il relativo silenzio che li circonda.”

L’ex First Lady statunitense racconta anche  come le difficoltà legate alla propria maternità non siano terminate con l’esperienza di una gravidanza non arrivata al suo fine naturale:

midsection of woman making heart shape with hands

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“A quanto pare, persino per due tipi intraprendenti, legati da un amore profondo e con una robusta etica del lavoro, decidere di avere un bambino non basta. La fertilità non è qualcosa che si conquista. Per quanto sia esasperante, non esiste un rapporto diretto tra sforzo e risultato. Per me e Barack fu una sorpresa e una delusione.”

Il tabù dell’infertilità viene proposto tenendo conto anche dell’inaccessibilità delle cure nel sistema statunitense.

addiction adult capsule capsules

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Michelle Obama descrive infatti come ‘fortunatissimi’ lei e il marito, perché dotati di un’assicurazione sanitaria in grado di coprire i trattamenti necessari. Non solo, perché a emergere è persino il dato della fattuale ineguaglianza tra uomo e donna sul piano biologico durante le fasi di cura. Il peso fisico dei trattamenti ricade infatti in modo integrale e inevitabile sul corpo e sull’organizzazione della vita quotidiana della donna.

 

Becoming,
pur rimanendo uno straordinario mezzo di autopromozione per l’ex first lady,
è a tutti gli effetti un’autobiografia rivoluzionaria perché rompe coraggiosamente il muro del silenzio che circonda linfertilità.
Portare alla luce gli ostacoli fisici che si frappongono tra un progetto di famiglia e la sua realizzazione è un gesto fondamentale. Un gesto che diviene rivoluzionario, specialmente in quest’epoca storica, se operato dalla posizione privilegiata dalla quale Michelle Obama può levare la propria voce. Specialmente con un libro che più che raccontare una storia, si pone come manuale di istruzioni per la costruzione di una femminilità consapevole e libera.

 


  • Michelle Obama, Becoming – La mia storia, Garzanti, 2018.

Consigli letterari per regali natalizi (bioetica e dintorni).

In un modo o nell’altro,
siamo arrivati al periodo più amato o detestato dell’anno:
il Natale!

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Che apparteniate allo schieramento ‘Grinch‘ o a quello degli euforici delle feste, ho preparato per voi qualche consiglio per i regali natalizi. Genere: libri.

Perché un libro è quello straordinario mezzo che sintetizza in un unico oggetto il piacere del viaggio, della scoperta, dell’azione, ma anche della riflessione e del riposo.
Pronti quindi per la carrelata?

Categoria: romanzi

Tra le ultime uscite dell’autunno 2018, ci sono due romanzi di autori italiani che potrebbero fare al caso vostro, se i temi legati alla bioetica suscitano in voi dell’interesse.

 

Il primo si concentra su di un rapporto madre – figlia, confrontate per varie raIMG_5839gioni nel loro quotidiano alla nascita e alla morte.
Una storia semplice ma tra le cui pieghe si celano i tabù più radicati nella cultura italiana e una rara capacità di descrivere, con semplicità, l’umano.
Il titolo dell’opera è “La parte migliore“, di Christian Raimo per Einaudi (qui la pagina relativa). Perché “se siamo convinti di voler bene a tutti, forse non siamo capaci di amare nessuno”.

 

 

 

 

A seguire, una lettura decisamente più rilassata, che scorre con una fluidità rara per quanto intervallata da dialoghi di contenuto scientifico e filosofico.
La storia si sviluppa neIMG_7501.jpgl corso di una gravidanza e a chiacchierare tra loro sono due gemelli… ancora nel grembo materno!
Si alterna la prospettiva dei due spassosi nascituri con quella della futura mamma, insegnante 36enne combattuta tra il desiderio di maternità e mille paure.
Il libro, originale quanto sensibile, è “Noi due“, di Giovanna Zucca per DeA Planeta (qui la scheda).

 

 

 

 

Sempre per la categoria romanzi, iniziamo a risalire nel tempo fino al 2014. Il film tratto dall’opera è uscito pochi mesi fa, con il titolo “Il verdetto“. Per chi non l’avesse ancora visto, la storia ha come protagonista Fiona Maye, stimato giudice dell’Alta Corte britanniIMG_7394-2ca presso la Sezione Famiglia. La vita privata di Fiona è in crisi e, come sempre, la giudice cerca conforto nel proprio lavoro. Il caso che le viene affidato riguarda Adam Henry, 17 anni e 9 mesi, quindi non ancora legalmente pronto ad assumere decisioni sulla propria vita. La grave forma di leucemia di cui soffre sarà la causa dalla quale Fiona, Adam e i genitori del ragazzo dovranno confrontarsi per trarre una decisione fatale: accettare o meno la trasfusione salvavita, da testimoni di Geova praticanti. Un libro che parla di autodeterminazione e scontro tra precetti religiosi e mondo laico, con tagliente puntualità. “The Children Act”, in italiano “La ballata di Adam Henry” di Ian McEwan per Einaudi (qui la scheda della versione italiana).

 

Arriviamo al 2012, con un’autentica perla. La protagonista, Carla, ha 39 anni e un tot di mesi e ormai da 5 anni cerca un figlio con il compagno. In una manciata di pagine il lettore è totalmente assorbito dal complesso mondo della Procreazione medicalmente assistita, tra sigle e acronimi che abitualmente solo pazienti, medici e specialisti del settore conoscono. IMG_7367.jpgIl pregio del libro, specialmente perché non autobiografico, è di portare a galla con disarmante acume il peso fisico e psichico di un percorso di PMA, senza mai cadere nel vittimismo. Una scrittura che cattura anche le persone meno interessate al tema (ho svolto dei test!). Si tratta di “Le difettose“, di Eleonora Mazzoni per Einaudi (qui la scheda).

 

 

Ultimo consiglio natalizio per la cetagoria romanzi: una pietIMG_7456.jpgra miliare del dibattito sui diritti riproduttivi femminili, risalente al 1985 e dal quale è stata recentemente tratta una serie TV di grande successo. In un mondo distopico, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario in cui il potere è esercitato attraverso il controllo del corpo femminile. Le ancelle hanno il compito di garantire una discendenza all’élite dominante, perché sono rimaste le uniche donne in grado di procreare. Nella Repubblica di Gilead, Stato monoteocratico nel quale si sono trasformati gli USA, molti uomini sono sterili, ma nessuno può ammetterlo. Secondo i teologi di Gilead, solo alla donna può essere imputata la sterilità. Un romanzo imprescindibile per il suo portato di critica sociale e politica, molto meno distopica di quanto si possa pensare. Si tratta ovviamente de “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood per Ponte alle Grazie (qui la scheda della versione italiana).

 

 

Categoria: saggi

Se siete invece alla ricerca di qualche lettura che vi chiarisca le idee sui principali temi della bioetica, ecco per voi tre consigli più sostanziosi.

Il primo è il Manuale di Bioetica” di H. Tristram jr. Engelhardt per Il Saggiatore, pietra miliare del settore. Secondo Engelhardt l’inidividuazione di un’etica universalmente valida in ambito medico è impossibile. Il pluralismo etico delle nostre società richiede di impiegare un nuovo linguaggio per le diverse bioetiche presenti nel mondo contemporaneo. Analizzando tutte le principali sfide del rapporto tra medicina e umano, l’autore suggerisce il ricorso a una morale laica, che rispetti i principi religiosi individuali, pur senza elevarli a regole per l’intera comunità (qui la scheda).

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Il secondo è “Bioetica tra “morali” e diritto” di Patrizia Borsellino, uscito agli inizi del 2018 per Raffaello Cortina Editore. Un manuale universitario del tutto aggiornato che pone in relazione medicina e umano sul piano filosofico, riportando le scelte del legislatore italiano in materia e le relative sentenze degli organi di massimo grado. Una lettura di alto profilo, ma in grado di fornire tutte le risposte in merito si “si può?” nel nostro Paese (qui la scheda).

 

Sulla stessa linea di quest’ultimo, troviamo  “Bioetica per perplessi – Una guida ragionata” di Gilberto Corbellini e Chiara Lalli perIMG_7400.jpgMondadori Università (qui la scheda).
Rispetto all’opera di Borsellino, questo libro dà meno rilievo al profilo legale (sempre presente e puntuale) e più al dibattito di ordine morale.

 

 

 

 

 

Categoria: letture per bambini

 

Ultime nell’ordine, ma non per rilevanza, le storie illustrate per raccontare ai più piccoli come sono stati concepiti, in un’epoca in cui la scienza può fare molto per aiutare le persone a divenire genitori.

Il primo è disponibile ancora oggi solamente in francese ed è “Mais… comment naissent les parents?” di Jean Regnaud e Aude Picault per Magnard Jeunesse. Per chi conosce il

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francese e fosse interessato, il libricino spiega con semplicità come nasce un progetto genitoriale, al di là del dato genetico (qui la scheda francese).

Il secondo è stato invece tradotto ed è “Il mistero dei semini di bambino” di Serge Tisseron e Aurélie Guillerey per Albin Michel Jeunesse. Un libro che offre risposte chiare ai bambini concepiti in modo diverso da un comune rapporto sessuale, in modo che siano capaci di costruire la loro identità senza complessi né segreti (qui la scheda redatta da Eugin Italia).

 

Infine, per andare incontro all’esigenza dei bambini, concepiti grazie a un dono di gameti, di comprendere a pieno come sono stati concepiti, e soprattutto desideratiIMG_7483.jpg. Uno splendido libro che spiega da dove vengono i bambini se la cicogna non si presenta e sotto i cavoli non si trova nessun bebè.  “Storia di cristallo di neve… non di cavoli, nè di cicogne” di Francesca Fiorentino ed Erica Lucchi (qui la scheda).

 

 

Sperando che qualcuno di questi spunti possa risultare utile per i vostri regali, sappiate che su Penna Vagante con il 2019 si inaugureranno nuove rubriche dedicate alla narrativa e alla saggistica!

Se avete dei dubbi sui libri descritti, non esitate a lasciare i vostri commenti… e se l’articolo vi è piaciuto, condividetelo! A presto!

Michelle Obama e la European Fertility Week: iniziamo a parlare di infertilità?

La sindrome da pagina vuota è una patologia dell’autostima abbastanza diffusa.
Si presenta come incapacità di sfiorare la tastiera del computer, nel timore – per lo più inconscio – di potersi ustionare gravemente.
Ecco, la sindrome da blog vuoto è un elevamento a potenza di questa sensazione.

Da quando Penna Vagante era ancora in fase embrionale, privo di nome e di impostazione grafica, ho avuto la certezza che avrei dovuto affrontare la sindrome del blog vuoto nella prima settimana “completa” di Novembre. Perché Novembre è un mese che sento mio, sempre foriero di novità e inizi.

Ma specialmente perché questa settimana coincide con la European Fertility Week: una settimana dedicata ad accrescere la consapevolezza dell’infertilità a livello europeo. A promuovere il momento di riflessione è Fertility Europe, l’ente i cui membri sono le associazioni nazionali di pazienti, professionisti e attivisti del settore della fertilità.

La consapevolezza sulla fertilità umana viene abitualmente minata da molti fattori. Qualche esempio? La confusione – più o meno volontaria – che avviene tra sessualità e riproduzione: l’idea che un uomo infertile sia un uomo impotente è quanto mai radicata. Per le donne il discorso è differente, perché l’elemento sessuale non viene messo in discussione. A prevalere è il pensiero per cui una donna non possa dirsi tale senza rispondere e realizzare il proprio indiscusso (!) istinto materno. Così, una donna che non riesce a concepire un figlio con un comune rapporto sessuale è ritenuta semplicemente guasta.

Gli equivoci sul rapporto tra sesso e riproduzione e sul dovere riproduttivo delle donne sono alla base di un potentissimo stigma sociale. Di infertilità si parla poco e se ne parla di frequente a sproposito. Per questo le testimonianze di personaggi esposti mediaticamente, provenienti dal mondo dello spettacolo o delle istituzioni, sono accolte con sempre più gioia da chi cerca di diffondere il sapere scientifico e sociale in materia.

La notizia di oggi riguarda Michelle Obama, che anticipa di pochi giorni l’uscita della propria biografia (“Becoming”)  annunciando ai media come non solo abbia sofferto di un aborto spontaneo, ma anche come entrambe le figlie siano nate da tecniche di fecondazione in vitro (IVF).

Sapete quindi quanti europei soffrono di infertilità? Oppure quanti bambini sono nati dalle tecniche di riproduzione in vitro? Questo video realizzato da Fertility Europe può iniziare a darvi qualche risposta! Per chi ne avesse bisogno, il video è dotato dei sottotitoli automatici di YouTube.

Satu Rautakallio-Hokkanen, Presidentessa di Fertility Europe ha lanciato la European Fertility Week 2018 ricordando come:

“Infertility remains underestimated and misunderstood. It’s not an easy issue to deal with and patients need every bit of support from their friends, families, employers, society and policymakers. The EU has a responsibility to play its part in promoting education and ensuring universal access to equal, fair and safe treatment. We owe it to the 25 million EU citizens who struggle every day with fertility issues”.

“L’infertilità resta sottostimata e fraintesa. Non è facile da affrontare e i pazienti hanno la necessità di ricevere il massimo del supporto dai loro amici, famiglie, datori di lavoro, dalla società e dai politici. L’UE ha la responsabilità di giocare il proprio ruolo nel promuovere la conoscenza e nell’assicurare a tutti coloro che ne hanno bisogno l’accesso a un trattamento di cura che sia eguale, equo e sicuro. Lo dobbiamo ai 25 milioni di cittadini europei che lottano ogni giorno contro l’infertilità”.

Se questi primi dettagli hanno stimolato in voi una dose di curiosità anche minima, sappiate che su questi (e molti altri) temi con Penna Vagante tornerò spesso e in modo approfondito. Per oggi è sufficiente uno spunto introduttivo… e la soddisfazione di aver affrontato la sindrome da blog vuoto!