“Bioetica e tutela degli animali: un ritorno alle origini per guardare al futuro”

” La “bioetica” nasce in origine come “scienza della sopravvivenza” dell’essere umano alle conseguenze delle sue stesse azioni sulla natura. Oggigiorno però, una prospettiva che consideri la vita umana al di sopra delle altre non è più accettabile e la fauna necessita di un riconoscimento etico, nell’ambito di un lavoro interdisciplinare che integri scienze dure e scienze umane.

Quando si pensa alla bioetica il riferimento corre subito a una disciplina fortemente incentrata sull’essere umano. Fecondazione assistita, trapianto di organi ed eutanasia sono alcuni dei temi più evocativi, di cui abbiamo parlato in Dono di capacità riproduttiva: un modello per il diritto di famiglia e Il fine vita tra morale, tecnologia e diritto: la società non può attendere. La bioetica, tuttavia, ha delle origini molto più ampie e peculiari.

Convenzionalmente si attribuisce la paternità del nome bioethics a Van Rensselaer Potter, biochimico statunitense impegnato nella ricerca oncologica nei primi anni ’70 del secolo scorso. A onore di precisione, un primo articolo dal titolo Bio-Ethics: A Review of the Ethical Relationships of Humans to Animals and Plants era stato pubblicato già nel 1927, dal filosofo Fritz Jahr. Jahr costruì un “imperativo bioetico” di matrice kantiana, con conseguenti obbligazioni morali nei confronti di ogni forma di vita, umana e non. Il pensiero di Jahr non ebbe grande successo, ma delle importanti eco si rintracciano nel lavoro di Van Rensselaer Potter, specialmente nell’articolo Bioethics. The science of survival (1970) e nel libro Bioethics. Bridge to the future (1971).

La premessa del pensiero di Van Rensselaer Potter può essere riassunta nella preoccupazione etica, specialmente in chiave intergenerazionale, riguardo al crescente impatto delle tecnologie umane sull’ambiente, inteso come insieme di elementi animati e non. Mancavano nella società sia una coscienza etica collettiva, sia una conoscenza solida delle possibili conseguenze di un intervento massivo su fauna e flora da parte dell’essere umano. Per Potter era necessario acquisire una nuova consapevolezza dei rischi ambientali, rivolta a garantire un futuro alla specie umana (da cui science of survival, ossia “scienza della sopravvivenza”).
Come? Grazie a una convergenza di saperi e sforzi tra scienze umane e scienze dure, tra etica e biologia, tanto per lo studio dei fenomeni nocivi per l’ambiente, quanto per la ricerca di soluzioni efficaci.

Oggi più di allora è importante tornare a questa accezione di bioetica “delle origini”, ma con un senso più ampio. Una bioetica che sia volta alla ricerca di soluzioni per la sopravvivenza non solo dell’essere umano, ma di tutte le componenti della biosfera e in particolare delle specie selvatiche. Oltre che per l’ambito della ricerca scientifica, questo approccio può rivelarsi una scelta fruttuosa anche per la divulgazione, che può accrescere la consapevolezza della società sulle minacce alla biodiversità e sulle possibili azioni conservative da attuare a livello individuale, e per la costruzione di valide politiche pubbliche, che troppo spesso sono ancora cieche alle evidenze scientifiche più supportate.

In conclusione, se l’impostazione iniziale della bioetica aveva comunque il suo focus sull’essere umano e sulla sua sopravvivenza, oggigiorno non è più eticamente accettabile la prospettiva di preminenza della vita umana sulle altre. Quindi, se da un lato la preservazione della fauna è stata raccontata negli ultimi due anni come necessità per evitare nuove zoonosi (il salto di specie di un agente patogeno, come è stato per Sars-CoV-2), dall’altro appare imprescindibile abbandonare questa visione utilitaristica. Nell’Antropocene, infatti, un metodo di ricerca e di definizione di politiche pubbliche orientato alla valorizzazione del solo vissuto umano non appare più condivisibile e la fauna necessita indubbiamente di un riconoscimento etico, nell’ambito di un lavoro interdisciplinare di integrazione dell’etica, delle scienze dure e del diritto.”

[Articolo originariamente pubblicato come Racconto di Ricerca sul Forum di Ricerca dell’Ateneo di Torino (FRidA) e collegato a un precedente post del blog, che trovate qui]

Lazzaro Spallanzani e i primi esperimenti di fecondazione “artificiale” nel 1777 / consigli di lettura

La fecondazione assistita è oggi una tecnica diffusa e rispetto alla quale, anche in Italia, e con l’aiuto dei social network, si sta lentamente dipanando la fitta nebbia del tabù dell’infertilità. Una tecnica, più correttamente un insieme di tecniche tra loro eterogenee e indirizzate alla risoluzione di diversi problemi di ordine clinico, traumatico o sociale alla base della difficoltà di concepire un/a figlio/a.

Ciò che è sicuramente meno noto è come la fecondazione “artificiale” sia stata realizzata per la prima volta nel 1777 a opera dell’amata Lazzaro Spallanzani, nel corso di una serie di esperimenti (o “sperienze”) su diverse specie di anfibi (per la ricostruzione più approfondita del profilo di Spallanzani, potete leggere qui un mio articolo scientifico).

Lazzaro Spallanzani (1729-1799)

Inizialmente impegnato negli studi in legge, Spallanzani subì presto il fascino delle scienze naturali, laureandosi in Biologia anche grazie alla preziosa guida della cugina Laura Bassi, prima donna al mondo a occupare una cattedra universitaria.

Laura Bassi (1711-1778)

L’esordio come scienziato avvenne attraverso con le Lettere due sopra un viaggio nell’Appennino Reggiano e al lago di Ventasso, riguardanti il problema dell’origine delle sorgenti. Una figura a tuttotondo, perfettamente coerente con l’immagine di quello che sarà lo scienziato dell’800, un erudito dalla fine curiosità verso i più diversi fenomeni naturali.

Erede della tradizione galileiana, Lazzaro Spallanzani ha condotto con instancabile impegno ricerche originali in numerosi ambiti della storia naturale. Per Spallanzani tutta la natura è un immenso laboratorio – compreso il nostro stesso corpo – e ogni esperienza rappresenta un’occasione per strappare una briciola di verità nascosta nella profondità del reale: la conoscenza, dunque, vissuta come esperienza totale in grado di investire l’intera esistenza.
Paolo Mazzarello (al fondo del post, nei consigli di lettura)

Tornando alla fecondazione artificiale, e più in generale ai fenomeno connessi alla generazione, Spallanzani fu il primo a contestare la consistenza dell’antica teoria della “generazione spontanea“, secondo cui la vita nascerebbe in modo spontaneo dagli elementi naturali inanimati, in quanto comunque dotati di influssi vitali. Nel 1765 ne dimostrò per primo l’infondatezza, con un saggio (Saggio di osservazioni Microscopiche sul Sistema della Generazione de’ Signori di Needham e Buffon) i cui risultati saranno ripresi e ampliati da Pasteur.

Approfondì quindi, a partire da tali osservazioni, il problema della riproduzione, ottenendo nel 1777 la prima fecondazione artificiale, usando uova di rana e rospo (i risultati delle “sperienze” furono raccolti nelle Dissertazioni di fisica animale e vegetale).

uova di rana

La questione di fondo nelle ricerche di Spallanzani in ambito di riproduzione si riduceva, almeno inizialmente, al ruolo dello sperma nella fecondazione e nello sviluppo. La scelta ricadde su cavie di natura anfibia per due ragioni essenziali: l’ampia reperibilità delle cavie e il processo extracorporeo di fecondazione (che ne facilitava quindi l’osservazione, nonché l’eventuale controllo).

Acquisite le cavie, il primo problema che si presentò a Spallanzani fu quello di chiarire, e quindi distinguere, le modalità di accoppiamento degli anfibi dall’effettiva presenza del seme maschile. Come risolse la questione l’ingegnoso scienziato? Ricamando, per così dire, delle specifiche mutandine (culottes) per rane e rospi. L’idea di per sé era già stata impegnata dal biologo e filosofo svizzero Charles Bonnet (con cui Spallanzani intrattenere un denso rapporto epistolare), che tuttavia non fu in grado di portare a compimento le proprie ipotesi a causa della cattiva scelta del materiale per questa particolare biancheria intima per le cavie. Spallanzani impiegò dapprima parti di vesciche animali e, successivamente, il taffettà. Indiscutibilmente una scelta di stile.

Charles Bonnet (1720-1793)

Attraverso le culottes, Spallanzani riuscì sia a raccogliere il seme maschile, sia a impedire allo stesso di entrare in contatto con le uova. Riuscì quindi a dimostrare come la fecondazione richiedesse il contatto fisico tra liquido seminale e uovo, dimostrando una volta per tutte l’infondatezza delle credenze sul potere dell’ “aura spermatica” (una specie di effluvio del seme maschile che, secondo alcuni, avrebbe avuto un potere generativo).

Dimostrata la fecondazione artificiale negli anfibi, intraprese l’esperimento su un cane di sesso femminile (barboncino di «mediocre grandezza»), segregata fino al momento dell’estro, a seguito del quale, a mezzo di una siringa, iniettò nell’utero dell’animale il seme di un esemplare maschio della stessa razza. Dopo 62 giorni, la femmina partorì tre cagnolini: tale esperimento, unitamente alla lunga serie condotta su rane e rospi, dimostrò inconfutabilmente il potere generativo del liquido spermatico. Ciò che mancò nella costruzione teorica dello scienziato fu però la dimostrazione del ruolo degli spermatozoi nell’inseminazione, nonostante numerosi esperimenti di diluizione del liquido seminale con altre componenti (urina, aceto, olio di noce, siero di latte, coloranti, acqua ecc.). Diluito e filtrato, secondo Spallanzani il liquido manteneva le proprie capacità addirittura quando privato di «vermicelli spermatici», arrivando a teorizzare come lo sviluppo dell’uovo andasse attribuito a una specie di reazione chimico-fisica del liquido seminale in sé, al di là dalla presenza degli spermatozoi.

Spallanzani fu anche pioniere nell’ambito della divulgazione scientifica, cercando di veicolare in modo semplificato i risultati delle proprie ricerche anche negli ambiti nobiliari, con esilaranti siparietti nei quali Spallanzani illustrava alle nobildonne modi e peculiarità degli accoppiamenti di anfibi e mammiferi.

Alcuni consigli di lettura per chi volesse approfondire:

Per la figura a tuttotondo di Spallanzani, magistralmente descritta da Paolo Mazzarello, L’intrigo Spallanzani, Bollati Boringhieri, 2021.

Francesco Agnoli, Enzo Pennetta, Lazzaro Spallanzani e Gregor Mendel, Cantagalli, 2012 (un interessante parallelo tra i due scienziati).

Lazzaro Spallanzani, I giornali delle sperienze e delle osservazioni. I giornali della generazione, Giunti, 1994 (trascrizione, con tanto di illustrazioni da Spallanzani disegnate, dei diari sugli esperimenti sulla fecondazione artificiale).

Jean Rostant (trad. it. G. Barberis), Lazzaro Spallanzani e le origini della biologia sperimentale, Einaudi, 1967.

L’interruzione volontaria di gravidanza nella Costituzione francese / Consigli di lettura

Il 4 marzo 2024 la Francia è divenuta il primo Paese al mondo a introdurre il richiamo all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) nella propria Costituzione.

La loi détermine les conditions dans lesquelles s’exerce la liberté garantie à la femme d’avoir recours à une interruption volontaire de grossesse

(La legge stabilisce le condizioni entro le quali si esercita la libertà garantita della donna di avere accesso all’IVG)

Il testo così redatto verrà inserito come emendamento al già esistente art. 34, al fine di porre un ostacolo definitivo a qualunque tentativo futuro di comprimere, ridurre o negare la libertà di autodeterminazione femminile nel campo dei diritti riproduttivi legati all’interruzione volontaria di gravidanza.

Il testo è stato approvato a gennaio presso l’Assemblée Nationale con una sorprendente maggioranza di 493 deputati contro 30, mentre al Sénat, il 4 marzo scorso, con 267 voti contro 50. Nella fase di approvazione conclusiva a camere riunite, sarebbero stati sufficienti 512 voti, ma i voti a favore sono risultati 780.

La collocazione costituzionale del riconoscimento di tale libertà implicherà la possibilità di ricorrere al giudice costituzionale sia direttamente, sia in caso di voto di una legge, sia in caso di una pregiudiziale di costituzionalità. Tale emendamento ha pertanto sì una valenza simbolica, ma non solo.

Si tratta di un momento storico sia per la storia giuridica del singolo Paese, sia per quella degli Stati occidentali in generale, specialmente in una fase storica caratterizzata dai tentativi politici e istituzionali di ridurre sempre maggiormente l’accessibilità e l’applicabilità dei diritti riproduttivi in capo alle donne.

Alcuni di consigli di lettura sul tema (oltre a quelli che potete trovare qui, in un post relativo alla scelta del Parlamento Europeo di proporre l’introduzione del diritto all’IVG nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE) riguardano senza dubbio Simone Veil, magistrata e politica francese. Veil, ricordata soprattutto come sopravvissuta all’Olocausto, prima Presidente donna del Parlamento Europeo e figura di spicco nella riconciliazione europea dopo il secondo conflitto mondiale, è anche stata la figura fondamentale non solo per la legalizzazione dell’IVG in Francia del 1975 (da lì il nome di Loi Veil – Legge Veil), ma anche per la regolamentazione della fecondazione assistita nel medesimo Paese.

S. Veil, Una vita, Fazi, 2010.

Per rimanere nell’ambito francese, ma spostarsi verso letture narrative, A. Ernaux, L’evento, L’orma, 2019 (Ernaux è stata premio Nobel alla letteratura nel 2022).

(Qui potete trovare un estratto della partecipazione di Ernaux al Salone del Libro di Torino nel 2017).

“per altre” – un podcast che racconta una storia di Gestazione per altri / Consigli di lettura.

Sabato 20 aprile 2024 @Magazzino sul Po / Torino.

Nell’ambito della rassegna “Parlano i Muri“, un piacevolissimo e arricchente incontro per presentare un prodotto culturale tanto prezioso quanto necessario. Si tratta del podcast narrativo “per altre” (disponibile su Spotify), frutto del meticoloso lavoro dell’associazione Feconda Scelta e della sua presidente Federica Salamino, dell’autore Andrea Aimar, nonché dei produttori Matteo Scandali e Gabriele Beretta (il podcast è stato realizzato grazie a un’operazione di crowdfunding).

Per Altre racconta una storia di Gestazione Per Altri. È la storia vera di Vittoria, che durante l’adolescenza scopre di non avere l’utero a causa della sindrome di Rokitansky. Con Carlo, il compagno che diventerà suo marito, inizia a farsi strada il desiderio di maternità. La loro ricerca li porta a intraprendere un percorso di Gestazione Per Altri in Ucraina: avranno un bambino, la data presunta del parto è il 16 aprile 2022. Vittoria e Carlo conoscono Olena, la donna che porterà in grembo il loro figlio. Poi la situazione precipita e il 24 febbraio la Russia invade l’Ucraina

Il podcast ha moltissimi pregi. Innanzitutto, l’equilibrata fusione dei suoi elementi: la parte di storytelling è impreziosita, e non sterilizzata, dalla partecipazione di esperti autorevoli (dell’ambito sia medico, sia giuridico). Nondimeno, “per altre” porta alla luce una porzione rilevantissima di persone interessate alla Gestazione per altri (GPA) e sovente dimenticate, più o meno volontariamente. È infatti la storia di una ragazza affetta dalla sindrome di Rokitansky, impegnata in una relazione eterosessuale.

L’occasione di incontro ha sollecitato un dibattito tanto raro, quanto rilevante, specialmente considerato il panorama pubblico entro cui si colloca la GPA: non tanto al centro di un dibattito, quando nello sfortunato epicentro di quello che sempre più appare uno scontro tra fazioni, un derby calcistico.

Gli spunti di lettura sono molteplici, ma il primo è un altro prodotto culturale a opera di Federica Salamino e Clara Gargano: si tratta della graphic novel “Circo Rokitansky” (edito da le plurali, 2024 – qui disponibile) che narra, senza risparmiare l’ironia, la storia di Olivia e della sindrome di Rokitansky, una rara condizione che causa un’agenzia – una parziale formazione -dell’apparato riproduttivo femminile. Il “circo Rokitansky” appare perfetto a un occhio esterno, ed è anche arricchito è che all’esterno tutto appare dai dolori mestruali mensili, ma questi non sono accompagnati dalle mestruazioni, né dalla presenza dell’utero… e quindi della possibilità di una gravidanza!

Diverso approccio, più votato all’inchiesta rispetto alla scelta di chi sceglie di diventare gestante per altr*, è invece “Mio tuo suo loro” (fandango, 2017 – disponibile qui), opera in cui l’autrice, Serena Marchi, ha dato seguito letterario a un viaggio percorso per 33613 chilometri, dall’Ucraina al Canada, dal Texas al Regno Unito, passando per la California fino ad arrivare in Italia. Marchi ha incontrato dal vivo, senza mezzi telematici e virtuali, gestanti per altr*, all’interno del loro ambiente familiare e nei loro contesto sociali.

Entrambi i libri sono perfettamente fruibili da lettori e lettrici non esperte, mossi e mosse dalla curiosità autentica di conoscere meglio la pratica della GPA, attraverso storie personali e indagini sociali, pur sempre fondate su solidi elementi scientifici. Esattamente come il podcast “per altre“, utile a dissipare, almeno in parte, i grandi dubbi sollevati da una pratica che, se debitamente regolata in senso di tutela di tutti i soggetti coinvolti, garantisce la realizzazione di un progetto genitoriale anche a chi, non certo per demerito (!) non si trovi a partire da una condizione biologica “standard”. Prodotti culturali preziosissimi in un’epoca di dibattito inquinato da pregiudizi, mistificazioni e scarsa preparazione (anche di chi le norme dovrebbe scriverle).

L’interruzione volontaria di gravidanza nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue: luce verde del Parlamento europeo (con alcuni consigli di lettura).

Ieri, l’11 aprile 2024, il Parlamento europeo ha approvato con 336 voti favorevoli, 163 contrari e 39 astensioni una risoluzione per chiedere di inserire nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea l’emendamento per includere nell’articolo 3

“il diritto all’autonomia decisionale sul proprio corpo, all’accesso libero, informato, completo e universale alla salute sessuale e riproduttiva e a tutti i servizi sanitari correlati senza discriminazioni, compreso l’accesso all’aborto sicuro e legale“. 

Già dal luglio 2022 il Parlamento aveva iniziato a lavorare al fine di una più ampia tutela dei diritti riproduttivi. Il nuovo diritto è stato quindi ufficializzato, benché la sua approvazione richieda ancora diversi passaggi. La risoluzione, a oggi, non è vincolante e necessita l’adesione alla proposta di tutti i 27 Stati membri per essere inclusa nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. I problemi potrebbero non essere irrisori nel percorso per la definizione e l’inclusione di tale diritto nella Carta, considerato come l’interruzione volontaria di gravidanza rimane fortemente limitata in alcuni Paesi, che con ogni probabilità porrebbero il proprio veto sulla proposta in questione.

Non sono infatti tardate le prime critiche in nome del “diritto alla vita” sin dal concepimento, in un’ottica di chiara opposizione a un allargamento e consolidamento di alcuni diritti riproduttivi, in senso chiaramente contrario al diritto all’autodeterminazione individuale femminile (e non) in questo ambito.

L’approivazione della propost di emendamento rimane comunque di portata storica, con l’Unione Europea come capofila del processo progressista e di ampliamento del ventaglio dei diritti riproduttivi.

Consigli di lettura:

Narrativa:

  • A. Ernaux, L’evento, L’orma, 2019.

Saggistica:

  • C. D’Elia, G. Serughetti, Libere tutte. Dall’aborto al velo, donne nel nuovo millennio, Minimum Fax, 2021.
  • A. Giffi, P. Stelliferi, L’aborto. Una storia, Carocci, 2023
  • G. Scirè, L’aborto in Italia. Storia di una legge, Mondadori, 2011.

La riforma della bioetica in Francia, parte II. La crioconservazione dei gameti.

La riforma della loi de bioéthique (legge di bioetica in Francia, che ho introdotto qui) è intervenuta su diversi aspetti legati alle biotecnologie riproduttive. Oltre alla fecondazione assistita per coppie lesbiche e donne single, un altro aspetto innovativo riguarda la crioconservazione [1] dei gameti maschili (spermatozoi) e femminili (ovociti). Si tratta di una tecnica in grado di preservare a bassissime temperature le cellule riproduttive e gli embrioni umani, al fine di poterli impiegare o trasferire nell’utero della donna in un momento successivo a quello di prelievo o creazione.

Nella storia della medicina, il primo successo registrato a seguito della crioconservazione degli ovociti umani è stato registrati nel 1986, a seguito della nascita del primo bambino sano [2]. La tecnica era stata inizialmente pensata per ovviare ai casi nei quali la fertilità fosse minacciata da patologie (riproduttive, oncologiche, etc.) o traumi e, conseguentemente, molti Paesi ne hanno vincolato il ricorso esclusivamente a simili scenari di prevenzione. Così era in Francia fino a prima della riforma di quest’estate, a partire dalla quale, invece, sarà possibile per donne e uomini accedere alla crioconservazione preventiva dei gameti, in vista di un futuro progetto genitoriale, anche in assenza di un quadro clinicamente accertato che infici la fertilità presente o futura (autoconservation des gamètes).

L’opportunità della crioconservazione detta “sociale” o “volontaria” rileva maggiormente per le donne, in quanto gli ovociti sono per ogni donna determinati nella quantità sin dalla nascita, a differenza degli spermatozoi, che vengono prodotti durante tutta la vita fertile maschile. Perciò la crioconservazione risulta essenziale quando un progetto genitoriale, specialmente femminile, debba, o voglia, essere rimandato nel tempo.

Nell’epoca precedente alla riforma, in Francia era possibile richiedere la crioconservazione dei gameti solamente se fosse sorta una condizione clinica rischiosa per la fertilità (patologia oncologica, traumatica, etc.) o la donna si fosse sottoposta al prelievo degli ovociti per poi donarli [3].

Dal punto di vista dei costi, la riforma dell’agosto 2021 ha stabilito che la stimolazione e il prelievo di gameti (maschili e femminili) saranno a carico della Securité sociale (il sistema pubblico di tutela delle persone dai “rischi sociali”, difficilmente traducibile in italiano in breve), mentre la crioconservazione non potrà essere né rimborsata, né compensata da nessun soggetto terzo (come il datore di lavoro) affinché si possano evitare coercimenti o pressioni in questo senso (art. L. 2141-12).

L’autoconservation des gamètes, detta anche “fertility insurance” (assicurazione sulla fertilità), è un trattamento sanitario originariamente concepito al fine di prevenire l’annullamento della fertilità in alcuni casi limite. Solo nell’ultimo decennio ha visto prevalere la propria dimensione sociale, trasformandosi in un meccanismo di preservazione della fertilità per circostanze personali (mancanza di un partner durante l’età fertile), sociali (precariato lavorativo) ed economiche (disponibilità finanziarie limitate) che costituiscono impedimenti per una gravidanza nell’età fertile. La diffusione del trattamento è positiva se si considera come opportunità, specialmente per le donne, di assumere scelte riproduttive, con l’aiuto delle biotecnologie, anche a fronte di condizioni negative in ambito personale, economico o sociale.

Occorre però riflettere sul dubbio in merito a quale tipo di libertà riproduttiva si concretizzi grazie all’autoconservazione: è eticamente sostenibile il ricorso diffuso a trattamenti ormonali e prelievi ovocitari, pesanti sul piano fisico e psicologico, a fronte di condizioni macroeconomiche, specialmente legate alle politiche del lavoro e del welfare, sulle quali sarebbe, probabilmente, più urgente intervenire?[5]


[1] La crioconservazione è un termine che descrive la procedura in cui le cellule (spermatozoi, ovociti, embrioni) vengono immerse in una soluzione di sali e composti organici (crioprotettore) e portate a temperature molto basse, fino alla conservazione a –196°C in azoto liquido.

[2] Chen C., Pregnancy after human oocyte cryopreservation, in Lancet, 1986, 1(8486), pp. 884-886.

[3] Frydman R., Les principaux points de la bioéthique encadrant la PMA, in B. Bévière-Boyer, D. Dibie, A. Marais (sous direction de), La Bioéthique en débat: le début de la vie, Paris, 2019, 29-30.

[4] Penna T., Il dono di capacità riproduttiva: la PMA con dono di gameti e la GPA negli ordinamenti francese e italiano, Torino-Napoli, 2020, 174-181 (disponibile qui).

Pandemia di COVID-19: i coronavirus e lo “spillover”.

[Photo: “MERS Coronavirus Particles” by National Institutes of Health (NIH) is licensed under CC BY-NC 2.0]

Viste le ferree regole imposte per la salute di tutta la comunità, è probabile che la maggior parte di noi abbia perso la nozione del tempo ormai da qualche giorno, specialmente se non svolgiamo uno dei lavori ritenuti “essenziali”. Tra un meeting online, un libro e una serie TV, ma soprattutto tra una diretta del Presidente del Consiglio e l’altra, c’è ancora spazio (e voglia) per leggere a proposito della pandemia in corso?

Forse sì, forse no. Nel dubbio ho pensato di aprire una piccola rubrica, come sempre al confine tra scienza, diritto e filosofia, per proporre pillole di alcuni dei temi più rilevanti di questa pandemia, offrendo anche spunti bibliografici di approfondimento. In Italia le prime manifestazioni epidemiche del COVID-19 (malattia) sono emerse il 30 gennaio, quando due turisti provenienti dalla Cina sono stati ricoverati a Roma, risultando positivi al virus SARS-CoV-2. Successivamente si sono riscontrati i primi 16 casi in Lombardia (21 febbraio), per poi giungere, come sappiamo, ai 69.176 casi positivi del 24 marzo 2020.

Primo tema prescelto per questa rubrica:
che cos’è, o per meglio dire, che cosa sono i coronavirus entrati prepotentemente nelle nostre vite? Da dove traggono origine?

I coronavirus (CoV) appartengono a una famiglia di virus in grado di causare malattie molto lievi (raffreddore), moderate (sindrome respiratoria mediorientale MERS) o gravi (sindrome respiratoria acuta grave – SARS). Il loro nome deriva dalle punte presenti sulla loro superficie, che tendono ad assomigliare alle punte di una corona. Questi virus sono la causa di diversi tipi di infezioni respiratorie e intestinali negli esseri umani e, prima ancora, negli animali. Prima dell’epidemia di SARS avvenuta tra il 2002 e il 2003 nella provincia di Guangdong in Cina, i coronavirus non erano ritenuti altamente patogeni per l’uomo. Infatti questi virus davano luogo a delle forme realmente lievi di infezione nei soggetti “immunocompetenti”, cioè, in estrema sintesi, dotati di un sistema immunitario in grado di fornire un’adeguata risposta a determinati “antigeni” (sostanze riconosciute dal sistema immunitario come estranee o potenzialmente pericolose) (1).

Gli studi effettuati sul SARS-CoV (alla base dell’epidemia del 2002-2003) avevano già messo il luce come molto probabilmente l’origine del virus andassero ricercate nei pipistrelli, attraverso la ricombinazione genetica e il conseguente passaggio dall’animale all’uomo (2).  Si tratta del fenomeno del “pathogen spillover”, più comunemente citato, di questi tempi, come semplice “spillover”. In che cosa consiste? Nella trasmissione di un’infezione tra specie diverse: si può trattare di zoonosi (quando il passaggio avviene dall’animale all’uomo), di zoonosi inversa (dall’uomo all’animale) oppure di sapronosi (quando il passaggio avviene tra un veicolo inanimato e un vertebrato) (3). Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il 75% delle patologie infettive di recente scoperta sarebbe una zoonosi.

Il “salto” di specie non solo dal pipistrello, ma anche da molti altri animali selvatici, verso l’essere umano è stato raccontato magistralmente dal divulgatore scientifico, nonché giornalista per National Geographic, David Quammen. Il suo “Spillover. L’evoluzione delle pandemie” (Adelphi, 2014) è tornato in quest’ultimo mese ai vertici delle classifiche di vendita e non è di certo un caso. 

Il punto cruciale appare quindi l’interdipendenza tra essere umano e animali selvatici, nell’ampia cornice dell’ambiente entro cui si relazionano. Una questione che offre molti spunti di riflessione non solo sul piano legale, ma anche, e prima ancora, su quello filosofico e dunque dei principi etici che dovrebbero orientare l’azione umana sull’ambiente nell’era della capillare globalizzazione.

 


(1) Istituto Superiore di Sanità, Cosa sono i coronavirus, in L’epidemiologia per la sanità pubblica, https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/cosa-sono.

(2) J. Cui et al., Origin and evolution of pathogenic coronaviruses, in Nat. Rev. Microbiol., 17(3), 2019, pp. 181-192.

(3) S.H. Sokolow et al., Ecological interventions to prevent and manage zoonotic pathogen spillover, in Phil. Trans. R. Soc., 374, 2019, pp. 1-10.

PMA per le coppie di donne e le donne single: il Senato francese approva la proposta.

[“Miniflags” by DocChewbacca is licensed under CC BY-NC-SA 2.0 ]

Una prima tranche di lavori del Senato francese, sulla riforma della bioetica, si è conclusa mercoledì 22 gennaio in tarda serata. Intorno a mezzanotte c’è stata la conferma che il primo articolo del progetto di legge è stato approvato con 160 voti favorevoli e 116 contrari.

Il Senato ha quindi avallato la proposta dell’Assemblée Nationale, aprendo la strada alla

PMA per le coppie di donne
e per le donne single
(nota in Francia come PMA pour toutes)!

Agnès Buzyn, Ministro della salute in Francia, ha sottolineato come quest’apertura possa

« shockare qualcuno per delle ragioni culturali, ma essa non modifica i principi fondamentali delle nostre leggi in materia di bioetica, tra i quali rilevano il divieto di commercializzazione del corpo umano, la dignità del corpo umano e il dono su base altruistica ».

Contro questa parte della riforma si sono mobilitate una ventina di associazioni, allineatesi nei ranghi capitanati dalla Manif pour Tous, una lobby creata in Francia nel 2012, al fine di contrastare l’allora progetto di legge noto come Mariage pour Tous, poi approvato nel 2013. La Manif osteggia sistematicamente non solo il matrimonio omosessuale, ma anche qualsiasi forma familiare che non rientri nello schema eterosessuale tradizionale, giungengo a sostenere l’esistenza di un complotto a sostegno della diffusione dell’ “ideologia gender“. Domenica 19 gennaio a Parigi la Manif pour Tous, insieme ad alcune associazioni sue satelliti, è riuscita a radunare circa 40mila manifestanti al grido di: «PMA, GPA, on n’en veut pas» (opposizione assoluta a ogni forma di Procreazione Medicalmente Assistita e Gestazione per Altri).

Le voci contrarie si sono comunque levate anche in aula, dove Guillaume Chevrollier (Les Républicains) ha domandato ai colleghi:

« quale avvenire può prospettarsi per i bambini privati di un padre? ».

Anche Philippe Bas (Les Républicains) ha desiderato mettere in luce

« la spaccatura che si crea nella personalità in formazione di un bambino che diventa adolescente, che poi diventa adulto, quando questa mancanza che si crea in lui non riesce a trovare risposta ».

Non solo, perché il senatore Alain Richard (La République en marche, ma già Ministro della difesa negli anni ’90 tra i ranghi del partito socialista) ha dichiarato:

« io ho votato a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso perché reputavo utile, necessario, il riconoscimento sociale di altre coppie, ma non credo di poter votare a favore di un’evoluzione molto più profonda del genere umano, su cui, io ritengo, la ragione debba trattenerci».

 

In ogni caso il Senato francese ha rifiutato di includere la PMA pour toutes tra le prestazioni a carico del sistema sanitario pubblico (Sécurité sociale), al quale saranno addebitati esclusivamente i percorsi di PMA fondati su un criterio patologico. Criterio che il Senato ha voluto strenuamente mantenere anche per quanto riguarda la coppie eterosessuali, a differenza di quanto fortemente richiesto dal Governo. Quest’ultimo avrebbe infatti preferito cancellare l’esistenza di una patologia come elemento necessario all’accesso a un percorso di PMA.

La PMA pour toutes rientrava tra le promesse elettorali formulate tra il 2016 e il 2017 dal Presidente Emmanuel Macron, benché i tempi per la riforma si siano notevolmente dilatati rispetto alle previsioni iniziali. L’esame del Senato dovrà prendere in considerazione ben 275 emendamenti presentati negli scorsi giorni. Tra i temi più caldi rimarrà la questione del modo in cui stabilire il legame di filiazione tra la coppia e il/la bambino/a. Questione che si porrà anche rispetto alle coppie eterosessuali. Alla fine dell’esame del Senato, il progetto dovrà tornare al vaglio dell’Assemblée Nationale, che avrà l’ultima parola in materia.